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SPY FINANZA/ L'obiettivo Usa dietro lo scontro Russia-Turchia

Pubblicazione:mercoledì 2 dicembre 2015

Vladimir Putin (Infophoto) Vladimir Putin (Infophoto)

In compenso, domenica Turchia e Ue si sono strette la mano a Bruxelles, non solo garantendo ad Ankara 3 miliardi europei per la gestione dei migranti, ma anche spalancando le porte all'ingresso di Ankara nell'Unione, bloccato per ora di fatto solo dal veto cipriota sull'Articolo 17. La strada, però, pare spianata e i rapporti tra Bruxelles e Ankara non sono mai stati così idilliaci: chissà come mai? Forse perché l'Ue è talmente serva di Washington e della Nato da non pensare al proprio interesse nemmeno quando se lo vede davanti? E come spiegare altrimenti le dichiarazioni bellicose di Erdogan, il quale pur sbugiardato dai fatti ha ammonito Mosca a «non giocare con il fuoco», quasi fosse pronto allo scontro totale? E come mai il silenzio europeo sul traffico petrolifero dell'Isis attraverso la Turchia, con il figlio di Erdogan tra i promotori? Insomma, gli Usa al terzo tentativo sono riusciti nel loro intento: congelare South Stream e stroncare sul nascere Balkan Stream. 

Già, perché ora solo due ipotesi possono entrare in campo: o la Turchia cambia idea e ritorna a parlare con Mosca oppure il popolo caccia Erdogan, magari con l'aiuto dell'esercito che in Turchia è garante della Costituzione e della laicità da possibili svolte teocratiche. Anche perché il fatto che Erdogan stia lavorando per un'agenda Usa e non nell'interesse del suo popolo lo dimostra il primo grafico, il quale ci mostra la dipendenza turca dal gas russo, visto che lo scorso hanno Ankara ha pagato 10 miliardi di dollari a Gazprom per la fornitura, tanto che la Turchia rappresenta un terzo dell'export di gas naturale del gigante energetico russo. Inoltre, gli altri due grafici ci mostrano come la Russia sia il secondo partner commerciale turco e la più larga fonte di importazione, ma anche che Ankara non dipende da Mosca solo per il gas ma anche per l'importante industria del turismo. Insomma, ciò che ha fatto Erdogan è folle, senza senso e controproducente a livello economico. A meno che gli Usa non abbiano messo sul piatto un osso troppo succulento da poter rifiutare, tanto che proprio ambienti Nato arrivano a ipotizzare, in caso di ulteriore raffreddamento dei rapporti tra Russia e Turchia, la chiusura dello Stretto del Bosforo al fine di bloccare i rifornimenti di armi ed energia russi alla Siria, costringendo Mosca al trasporto aereo o via Gibilterra. Ankara non può, perché una chiusura unilaterale significherebbe una violazione delle leggi internazionali, ma quando certe voci cominciano a circolare, lo fanno sempre per un motivo preciso: e, casualmente, il 30 novembre è accaduto. 

Prove generali di showdown? Nessuno, a questo punto, può sapere dove si arriverà con le provocazioni. Cosa potrebbe intervenire in questo contesto? Pechino. Perché alla base di tutto, anche di Balkan Stream, c'è il concetto della nuova strategia infrastrutturale internazionale lanciata da Pechino con il nome di "One Belt, One Road", ovvero proprio la Nuova Via della Seta che avrebbe nella mega-ferrovia ad alta velocità che transita per i Balcani il suo punto di forza, soprattutto perché vedrebbe garantito alle merci provenienti dalla Cina via Russia lo sbocco al mare dei porti greci del Pireo, i quali non a caso sono stati comprati proprio dai cinesi durante il programma di privatizzazione imposto dalla troika ad Atene (che geni gli europei, dei veri strateghi). 

 


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COMMENTI
03/12/2015 - parente (Claudio Baleani)

Ma lei è parente di Giulietto Chiesa? Amico, commensale...