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SPY FINANZA/ L'obiettivo Usa dietro lo scontro Russia-Turchia

Pubblicazione:mercoledì 2 dicembre 2015

Vladimir Putin (Infophoto) Vladimir Putin (Infophoto)

Il progetto di interazione tra Asia e Ue tramite la Russia non è una fantasia geopolitica, ma è stato formalizzato nel 2012 al primo meeting WChina and Central and Eastern European Countries" (China-Ceec) tenutosi a Varsavia e due anni dopo, a Belgrado, ha visto produrre l'idea proprio della ferrovia ad alta velocità Budapest-Belgrado-Skopje-Atene, descritta all'epoca come Balkan Silk Road. Di più, quest'anno il meeting tenutosi a Suzhou in Cina ha prodotto un'agenda di medio termine 2015-2020 che, tra le altre cose, proponeva la creazione di un'agenzia di finanziamento comune per offrire credito e fondi per gli investimenti per questo progetto e altri, parlando per la prima volta apertamente di "China-Eurasia Land-Sea Express Line" da integrare e implementare nel futuro con il "New Eurasian Land Bridge Economic Corridor": insomma, una rivoluzione. La quale, però, taglierebbe fuori gli Usa dal grande commercio globale e, con lo yuan che sta per essere inserito nel paniere delle monete di riserva del Fmi (entrerà dal 1 ottobre del 2016 e con un peso percentuale sul totale superiore a quello di yen e sterlina, il 10,92%, come confermato proprio lunedì dal Fondo), metterebbe pesantemente a repentaglio il ruolo di benchmark del dollaro, in primis nei commerci trilaterali ma anche nel business del petrolio a livello globale. 

Di più, per il quotidiano cinese Xinhua, i partecipanti al vertice erano d'accordo sul fatto che il progetto della tratta Budapest-Belgrado fosse completato entro il 2017. Ovvero, di fatto, oggi. Ecco la fretta e la poca "diplomazia" dell'intervento Usa su Erdogan affinché alzasse il tiro in maniera controproducente con Mosca, arrivando allo stallo diplomatico e al congelamento delle relazioni attuale. Insomma, occorre bloccare South Stream per bloccare il Balkan Stream e il progetto di integrazione commerciale e infrastrutturale tra Cina-Russia-Europa, per gli Usa questa è una priorità assoluta. Anche perché, il cuore del progetto è nei Balcani, visto che proprio l'hub ungherese di Budapest avrebbe dovuto finalmente garantire il collegamento Nord-Sud tra Ungheria e mercati adiacenti (Germania e Polonia) e lo sbocco al mare dei porti del Pireo per le merci da Est: un link diretto che eliminerebbe lunghissime e costose circumnavigazioni, più profittevole ed efficiente per tutte le parti coinvolte. Europa in testa, perché così facendo le nostre merci diverrebbero competitive sul mercato russo (cui magari bisognerebbe levare quelle sanzioni da imbecilli che abbiamo messo), cinese, ma anche delle altre economie non occidentali in espansione, come India ed Etiopia. 

Ma noi siamo troppo ontologicamente schiavi di Washington per pensare ai nostri interessi e, soprattutto, con la nostra testa. Noi diamo 3 miliardi a chi fino a oggi ha reso possibile la più grande invasione di sempre dell'Europa a livello di migrazioni e che ha mantenuto un atteggiamento quanto meno equivoco nei confronti dell'Isis. Noi apriamo le porte dell'Ue alla Turchia, non capendo che così facendo le apriamo a livello "proxy" a chi da sempre contrasta l'idea di Europa indipendente dal punto di vista economico e commerciale: ovvero, gli Stati Uniti. Se perdiamo questo treno, in tutti i sensi, Pechino e Mosca perderanno l'accesso al mare Mediterraneo garantito dal Pireo, ma andranno avanti lo stesso con i programmi infrastrutturali e di integrazione, a Est e con l'Africa. Noi, invece, resteremo attaccati alle gonne di Washington, perdendo quote di mercato e investimenti, soprattuto quelli russi, cinesi e del Far-East, che prima o poi tornerà a crescere. Davvero un'Unione di deficienti. 



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COMMENTI
03/12/2015 - parente (Claudio Baleani)

Ma lei è parente di Giulietto Chiesa? Amico, commensale...