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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ "L'incendio" che può mandare in tilt i mercati

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Normalmente, per stabilizzare un crash anche minore di quello del 2008, la Fed ha bisogno di spazio d’azione pari a circa 350 punti base: vorrebbe dire andare in negativo verso territori inesplorati, vorrebbe dire la stagnazione secolare di cui Pier Carlo Padoan si è accorto parlando alla Leopolda e la nascita di un ambiente monetario da Qe infinito. Ovvero, debito a valanga per tamponare i danni creati dal debito precedente. È uno schema Ponzi globale ma Ben Bernanke lo chiamava con il nome esotico di helicopter money, ovvero una manovra di stimolo talmente ampia da sembrare un elicottero che dall’alto getta liquidità senza fine sul mondo intero per finanziare direttamente la spesa fiscale e iniettare liquidità nelle vene del sistema: la follia keynesiana ai suoi estremi.

E attenzione, perché il quadro che sto dipingendo può apparire apocalittico ma potenzialmente è dietro la porta che attende. Venerdì, a un’ora dall’inizio delle contrattazioni, il Dow Jones aveva già perso 500 punti dai massimi post-Fed, con le Fang (Facebook, Amazon, Nike e Google) - ovvero i quattro titoli che stanno mantenendo i corsi rialzisti da un anno a questa parte, a fronte di crolli ovunque - tutte in rosso, il credito al collasso e i rendimenti sui junk bond alle stelle. Ed è quest’ultimo comparto a farmi paura, nonostante l’esposizione attuale delle grandi banche sia minima rispetto ai picchi folli del 2008.

Vi offre qualche numero relativo ai dati settimanali tracciati da Lipper/EPFR relativo al settore del reddito fisso, soprattutto quello ad alto rendimento dopo il blocco dei riscatti da parte di tre hedge funds. Nel settore dei junk bonds si sono registrati outflows per 3,5 miliardi di dollari, il massimo da un anno, mentre altri 3,3 miliardi sono fuggiti dai fondi che gestiscono bond con investment grade, un trend che dura da quattro delle ultime cinque settimane e che rappresenta il secondo peggior risultato da due anni a questa parte. Gli outflows nei fondi che gestiscono debito dei mercati emergenti sono stati pari a 2,2 miliardi di dollari e siamo a 20 settimane di fughe di investitori nelle ultime 21, mentre 1,8 miliardi di dollari sono scappati dai fondi che gestiscono prestiti bancari, il massimo da un anno e 19 settimane in negativo delle ultime 20. Per Bank of America, addirittura, gli outfows dai fondi che gestiscono junk bonds sono stati pari a 3,8 miliardi di dollari la scorsa settimana, il massimo da agosto 2014. Questi due grafici mostrano plasticamente la situazione.

Per il Financial Times, infine, i numeri sono ancora peggiori, visto che gli outflows da mutual funds ed Etf sono stati pari a 5,1 miliardi di dollari, ma parliamo di fondi che gestiscono solo debito investment grade e non ad alto rendimento, settore che per FT ha visto outflows per oltre 3 miliardi di dollari la scorsa settimana. Insomma, la fuga è generalizzata e l’incendio nel comparto obbligazionario junk sta cominciando a propagarsi anche tra i bond “sicuri”. Comincia ad aleggiare paura sui mercati e se per caso quello della Fed si dimostrasse davvero il classico policy error, dimenticate il 2008 perché saremmo davvero nei guai.

 

 

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