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SPILLO/ Il "metodo Cuccia" che ha rovinato le banche del territorio

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In buona sostanza, il principio di questa contaminazione era semplice: io banca finanzio te, cliente immeritevole, a patto che tu mi ricambi il favore comprando le mie azioni e votando per me al momento di decidere le nomine di potere nel consiglio d'amministrazione e quindi nel management.

Sbaglierebbe, però, chi pensasse che questa formula nasce nelle banche cooperative (le popolari). Al contrario: il "copyright" appartiene a Enrico Cuccia, fondatore e presidente (vero prima e onorario fino alla morte, nel Duemila) di Mediobanca. E la definizione più chiara di questo fenomeno deteriore l'ha data Sergio Siglienti, ex amministratore delegato della Banca commerciale italiana, a lungo rispettato e poi bistrattato da Cuccia: "debitori di riferimento", li aveva definiti Siglienti, per indicare appunto quei debitori che si ritrovavano paradossalmente nel ruolo di "padroni" della banca dal cui rifornimento finanziario dipendevano.

È quest'anomalia, per capirci, che fu alla radice del fenomeno-Ligresti, un imprenditore non privo di capacità e competenze ma eletto da Cuccia a proprio protetto e, contemporaneamente, a proprio protettore e strumento, finché il crescere di tutti questi ruoli - protetto, protettore e strumento - finì col trasformare il rapporto tra le due realtà, la banca finanziatrice e il debitore-azionista superfinanziato, in una specie di insostenibile incesto da cui, alla lunga - morto Cuccia - è scaturito il dissolversi dell'ex impero ligrestiano.

Quando la Bce ha paracadutato a Vicenza l'attuale e nuovo direttore generale e consigliere delegato Francesco Iorio, il manager si è trovato di fronte a un paesaggio post-apocalittico. Mille clienti, finanziati con manica larga per circa un miliardo di euro, tutti divenuti soci della banca in proporzioni più o meno ampie. Tutta gente che ha visto crollare - anzi sbriciolarsi - a un quinto del valore che aveva sborsato il prezzo delle azioni acquistate per compiacere la vecchia gestione della banca; prezzo peraltro ancora illiquido, cioè tuttora non realizzabile, perché la banca non è ancora quotata in Borsa e il "mercato grigio" che essa stessa creava quando le azioni compravendute erano poche oggi è ovviamente congelato.

Ma la linea di Iorio, avallata in pieno da Francoforte, è quella di non derogare di un millimetro dai propri diritti di creditore, e quindi esigere il rimborso integrale delle linee di credito aperte a questi soci "particolari"; che sono stati quantomeno incauti nel comprare quelle azioni a quel prezzo, e comunque nell'accettare il do-ut-des tra il finanziamento e l'investimento. Altro sarà il caso di coloro, tra questi clienti, che riusciranno a dimostrare di aver subito una specie di estorsione: ma quanti saranno? Chi di essi era davvero costretto ad accettare l'obbligo informale di comprare le azioni in cambio dei fidi? Una sparuta minoranza: la verità è che nella maggior parte dei casi tra banca e cliente si creava un rapporto di collusione, che inquinava tutto il contratto.


COMMENTI
22/12/2015 - Confortante sapere di non essere il primo... (Giuseppe Crippa)

Se fossi un cliente/azionista della Popolare di Vicenza o di Veneto Banca non sarei comunque contento di sapere che prima di me i clienti/azionisti di Mediobanca hanno sostenuto il mio stesso ruolo. Perché loro erano ben più forti e svegli…