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Economia e Finanza

SPILLO/ Il "metodo Cuccia" che ha rovinato le banche del territorio

Trasformare tutte le banche popolari e territoriali italiane in Società per azioni non aiuta certo a risolverne tutti i problemi. SERGIO LUCIANO ci spiega perché

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Tema: cos'è una "banca di territorio"? Una banca di territorio è una banca che non si comporta come si è invece comportata una banca di Rimini descritta, e giustamente criticata, dal Corriere di Rimini di ieri: Massimo Martini, 46 anni, dal primo aprile scorso socio di un calzaturificio di Riccione, un'azienda con 21 dipendenti, nello scorso settembre, senza lavoro, ha messo in cassa integrazione i dipendenti. Poi ha trovato commesse per 500mila euro. Ha richiamato tutti a lavorare, anzi assumendo altre 4 persone. Ma incasserà non prima di 60 giorni i soldi del primo ordine da 130mila euro. Come pagare gli stipendi? Gli servono subito 25mila euro per le contribuzioni nette. Chiede aiuto alle banche, che glielo negano. Una banca di territorio, conoscendo bene impresa, imprenditore e clientela, gli avrebbe anticipato i soldi salvando l'azienda e i propri crediti. Banche di questo tipo cercansi.

Ma una banca di territorio potrebbe anche essere del genere di quelle che danno (o negano) i crediti in funzione non della conoscenza vera che hanno dell'impresa e dell'imprenditore in quanto tali, ma delle relazioni trasversali con essi: parentela, lobby, peggio ancora interessi comuni. Proprio quel che è accaduto nel caso della Banca popolare dell'Etruria, che tanto filo da torcere sta dando al governo; ma anche nei casi delle altre tre banche commissariate a suo tempo e poi salvate dal discusso decreto-Renzi (Banca Marche, CariFerrara e CariChieti). E soprattutto nei due casi dimensionalmente più rilevanti e, speriamo, meno drammatici: Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca.

Quindi: si dovrebbe concludere che non ha più senso parlare - nell'era della globalizzazione - di "banche del territorio"? Perché se lo sono rischiano di essere un coacervo di intrallazzi e sofferenze non vigilabile? Macché: nella storia economica del Paese, storture si sono verificate nelle piccole come nelle grandi banche, nelle popolari come nelle grandi quotate. Il vero accento andrebbe posto sulla modalità di esercizio della vigilanza, da parte di Bankitalia sulla stabilità e della Consob sulle emissioni di titoli…

Inoltre, quel che fa dibattere con tanta veemenza le forze politiche tra loro e anche con le autorità che regolano, o dovrebbero regolare, il settore è proprio questa diatriba sulla natura del mestiere della banca e su come esercitarlo al meglio nel mondo reale di oggi. Senza derubare i risparmiatori - contrariamente a quanto hanno fatto la Popolare dell'Etruria, Banca Marche e le altre due banche commissariate a suo tempo e ora "salvate" dal discusso decreto del governo; e senza smettere di erogare credito alle imprese, contrariamente a quanto fatto, ad esempio, da quella banca di Rimini.

Chiuso, alla bell'e meglio, il caso delle quattro banche decotte, con gli strascichi politici ancora lungi dal concludersi dell'Etruria, l'epicentro del terremoto si sposta ora in Veneto, "laboratorio" economico-sociale di questa diatriba sulla "natura" della banca di territorio. Quel che è accaduto alla Veneto Banca e alla Popolare di Vicenza - come già, vent'anni va, alla Banca popolare antonveneta, che fu all'origine di tutti i guai del Montepaschi, dopo esservi confluita! - è la più classica delle contaminazioni di interesse tra l'azienda di credito, le aziende clienti e una ristretta "nomenclatura" di buro-bancari locali.


COMMENTI
22/12/2015 - Confortante sapere di non essere il primo... (Giuseppe Crippa)

Se fossi un cliente/azionista della Popolare di Vicenza o di Veneto Banca non sarei comunque contento di sapere che prima di me i clienti/azionisti di Mediobanca hanno sostenuto il mio stesso ruolo. Perché loro erano ben più forti e svegli…