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RENZI vs UE/ Il "caso Deutsche Bank" dietro i nein di Bruxelles all'Italia

Pubblicazione:giovedì 24 dicembre 2015

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S'inasprisce il contenzioso bancario. Matteo Renzi, minaccia di render pubblico lo striminzito carteggio con i commissari Ue che hanno imposto, in pratica, la soluzione del bail-in per le banche commissariate, vietando il ricorso al Fondo di garanzia interbancario che avrebbe evitato danni e sacrifici ad azionisti e, soprattutto, ai portatori di bond. Dietro la mossa figura il sospetto, fondato, che dietro l'intransigenza miope della signora Vestager (contraria per presunta violazione delle norme sulla concorrenza) e di mister Hill (intransigente, forse per guadagnarsi qualche credito a vantaggio della City) ci siano forti pressioni della Germania. Del resto Berlino, contraddicendo le regole condivise all'avvio dell'Unione bancaria, ha in pratica respinto la "terza gamba" dell'accordo, quella che prevede una garanzia comune sui depositi delle banche vigilate dalla Bce e sottoposte all'analisi dell'Eba. Wolfgang Schauble, dal canto suo, è stato al solito esplicito: la garanzia comune sui depositi richiede, a suo dire, una modifica dei trattati costitutivi dell'Ue. In assenza di questo passo in avanti (comunque osteggiato dal politico tedesco più influente dopo Angela Merkel), sarà inevitabile il ricorso alla Corte di Karlsruhe che potrebbe (anzi dovrebbe) far saltare l'accordo. 

Insomma, per l'ennesima volta l'Unione sembra un binario morto. E per l'Italia (ma non solo) si profila di nuovo la domanda più inquietante: ma che ci serve quest'Europa che c'impone vincoli e sacrifici, ma non ci offre alcuna garanzia? Non è il caso di riaprire il solito tormentone, tra euroscettici (cui non mancano argomenti, ma privi di una strategia) e partiti filo europei, in grave difficoltà. Al punto che Renzi, che sa fiutare il vento, si sta spostando a tutta velocità sul versante dei contestatori della linea tedesca, raccogliendo consensi a Est (vedi partita del Nord Stream) e magari a Londra, impegnata a raccogliere garanzie che servano a scongiurare il Brexit. Semmai è il caso di capire le possibili ragioni del voltafaccia tedesco, al di là delle giuste rimostranze. 

Tanto per cominciare, è evidente che le banche tedesche non sono in buona salute. L'ultimo siluro piovuto sul sistema bancario tedesco riguarda Deutsche Bank. L'indagine interna commissionata dal nuovo ceo, l'inglese John Cryan, ha preso atto che il "buco" delle operazioni della filiale di Mosca è di almeno 10 miliardi di euro contro i 6 individuati in un primo tempo. Gli ammanchi sono legati a operazioni tese a consentire l'esportazione illegale di capitali da parte della clientela privata russa. Si tratta dell'ultima infrazione, al termine di un anno nero che ha visto l'ammiraglia del sistema del credito tedesco coinvolto, in pratica, in tutte le indagini contro gli illeciti bancari condotti dalle autorità Usa ed europee. 

Deutsche Bank è stata indagata (e condannata) per le attività sul mercato dei cambi e delle infrazioni sul Libor, nonché per altre condotte illecite sul mercato Usa. Sotto la pressione delle multe inflitte dai regolatori di Washington, Bruxelles e Londra (l'accusa riguarda anche l'ostruzionismo opposto alle autorità), il nuovo vertice è stato costretto ad avviare una drastica azione di pulizia del bilancio (in rosso per 6 miliardi) e un drastico cambiamento delle strutture di management. 


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