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SPY FINANZA/ Spagna-Portogallo, il "domino" che fa gola alla speculazione

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Accidenti, un gran bel risultato per la Troika, la quale ci ha spacciato il modello iberico come soluzione alla crisi degli altri Paesi indebitati: certo, la crescita è rimbalzata, ma la produzione è ancora del 5% inferiore al picco precedente e certi sbilanciamenti macro non sono stati affatto toccati. Lo certifica anche il Fondo monetario internazionale quando parla di "deficit strutturale" salito dall'1,8% dello scorso anno al 2,5% attuale, il tutto in un contesto che vede la Spagna a -90% del Pil nella classifica della posizione di investimento internazionale netto, ben al di sotto della soglia di sicurezza del 30%: per il Fondo, «persistono profondi problemi strutturali e vulnerabilità». Complimenti alla Troika per il suo Frankenstein. 

Sempre il Fmi ha avvertito che la Spagna necessita di riforme radicali della legislazione del lavoro per innalzare i bassi livelli di produttività e aumentare la catena del valore, citando il «ribaltamento delle riforme compiute in passato» come il rischio chiave. E l'impasse politica attuale ci dice che potrebbe essere non troppo peregrina come ipotesi, quest'ultima, soprattutto se Podemos venisse in qualche modo cooptata in una compagine di governo. 

Insomma, il rischio maggiore che le elite economiche e politiche europee possano compiere è quello di continuare a spacciare - più o meno in malafede - un modesto rimbalzo ciclico dell'economia spagnola per qualcosa di più profondo che in realtà non esiste. Certo, c'è stato il boom dell'export garantito dal mercato automobilistico, ma solo perché i marchi francesi hanno varcato il confine per aprire impianti in Spagna e beneficiare dei tagli salariali, i quali nel caso dei neo-assunti sono nell'ordine del 27% negli impianti di Valladolid. Io la chiamo guerra tra poveri, non austerity o produttività, anche se nei salotti buoni o tra gli economisti illuminati queste definizioni fanno rabbrividire e ti garantiscono immediatamente la patente di "comunista". Se poi uno va a prendere l'eliminazione del deficit di conto corrente, scopre che la domanda interna è collassata del 12% e l'import la segue: come fa una nazione a bilanciare i suoi conti con un tasso di disoccupazione al 22% e dati macro simili? 

Di più, le difese dell'economia spagnola sono largamente esaurite e in caso di nuovo ciclo ribassista o attacco speculativo sarebbe la prima a cadere, trascinando immediatamente con sé il Portogallo e di riflesso la Grecia che festeggia le nozze gay come grande riforma strutturale. Se lunedì lo spread è salito solo di 10 punti base è perché resiste lo scudo della Bce, ma se in Spagna pensano di poter giocare troppo la carta della sovranità e dell'esito democratico delle urne, anche a Francoforte potrebbero essere tentati di inviare un segnale: basta rallentare un po' gli acquisti pro quota ex Banca di Spagna e il segnale sui radar di chi opera sui mercati sarà chiaro e inequivocabile. E trattandosi di un Paese con impalcatura macro debolissima, la scommessa ribassista non sarebbe così peregrina. 

Attenzione, da qui a marzo potrebbero accadere cose insospettabili. Anche in Italia e l'attacco a freddo di Draghi contro le dinamiche occupazionali in Italia della scorsa settimana, di fatto una bocciatura ufficiale del Jobs Act, potrebbe non essere che il primo avviso. Non a caso, Matteo Renzi ha immediatamente reagito dando vita a una polemica in sede europea con la Merkel: la luna di miele tra premier e poteri forti sta finendo? Molti segnali mi dicono di sì. Attenzione. 

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