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SPY FINANZA/ "L'incognita" Iran nella battaglia del petrolio

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Ryad non reggerebbe sei mesi a quei prezzi, oltretutto con i costi faraonici della guerra in Yemen. La quale, oltre a essere tremendamente costosa, sta anche mettendosi molto male a livello militare. Le forze anti-saudite, forti di nuovi missili provenienti probabilmente dall'Iran, hanno infatti cominciato a difendersi. E guarda caso, il movimento popolare Ansarole¡ yemenita ha attaccato proprio la sede della Saudi Aramco, gigante petrolifero saudita a controllo statale, con un missile balistico nazionale Qahir-1, a Jizan, nel sud-ovest del Regno arabo. La controffensiva sarebbe una risposta alle incessanti violazioni del cessate il fuoco nello Yemen da parte saudita: dopo avere subito i raid aerei della coalizione del Golfo sulla capitale Sana'a, le forze yemenite, forti dei nuovi missili, hanno cominciato quindi una sorta di reazione: e sarebbero infatti 300 gli obiettivi militari in territorio saudita alla loro portata, grazie all'armamento fornito da Teheran. 

E qui i giochi si fanno chiari: chi ha tutto da guadagnare da un possibile coinvolgimento diretto dell'Iran nel conflitto proxy in Yemen? Israele, nazione che da sempre non riconosce l'accordo sul nucleare che garantirebbe a Teheran l'eliminazione delle sanzioni e quindi il ritorno in grande stile sul palcoscenico mondiale dell'export petrolifero. Tradita da Obama e dalla sua amministrazione, almeno ufficialmente, Gerusalemme potrebbe sfruttare al meglio un potenziale passo falso iraniano nel contesto bellico contro l'Arabia Saudita, magari adombrando in sede internazionale il dubbio che Teheran possa fornire ai ribelli yemeniti anche armi non convenzionali. A quel punto, un blitz contro un sito nucleare iraniano o contro infrastrutture strategiche - ritenute delle casematte per il traffico di armi con lo Yemen - potrebbe avvenire, facendo immediatamente salire la febbre in tutta l'area e mettendo il turbo alle quotazioni del greggio. Washington, a quel punto, non potrebbe voltare le spalle ai suoi alleati storici nell'area - Arabia Saudita e Israele - e l'accordo sul nucleare potrebbe saltare, levando dal mercato le quote potenziali iraniane e fungendo da ulteriore dinamo di una spinta rialzista delle quotazioni. Se così fosse, però, Mosca cosa farà? 

Attenzione, perché casualmente l'altro giorno è spuntata fuori dal nulla Amnesty International, la quale ha accusato l'aviazione russa di aver ucciso circa 200 civili durante i suoi bombardamenti contro le postazioni dell'Isis. La fonte? L'autorevole, obiettivo ed equidistante "Osservatorio siriano per i diritti umani". Le prove delle accuse all'aviazione russa quali sarebbero? Non si sa, non c'è mezzo filmato, mezza fotografia, mezza testimonianza audio o video credibile. Aspettiamo. Amnesty International, d'altronde, non è nuova a mosse del genere: non è presente sul posto ma ha sempre fonti sicure da citare, soprattutto se queste garantiscono titoli sui giornali contro il demonio e il nemico di turno. In questo caso, Mosca. Scommettete che salteranno fuori altre accuse simili? O magari si aprirà anche il fronte delle presunte atrocità russe nel Donbass, come accadde per la Cecenia, salvo soprassedere sempre allegramente su finanziamenti e addestramento fornito ai cosiddetti ribelli del Caucaso da parte dei sempre zelanti servizi segreti occidentali? O vogliamo ricordare il Kosovo e l'Uck made in Usa? D'altronde, quando al governo in Spagna c'era un socialista illuminato e intoccabile come Gonzalez, Amnesty International non si era nemmeno accorta che si usasse la tortura contro i militanti dell'Eta nei Paesi Baschi: se non si è accorta di cosa accadeva nel cuore d'Europa, figuratevi nella periferia dell'Impero. 

Attenzione, oggi più che mai, a cosa leggete: la grande guerra della disinformazione sta entrando nel vivo. Ad esempio, non vi pare strano che negli ultimi cinque giorni siano ripresi i naufragi di migranti e che tra le vittime ci siano sempre molti bambini? Come è iniziato il grande esodo, se non con la foto del bimbo morto sulla spiaggia? Casualmente, però, dei rapporti della Turchia con l'Isis non si parla più, ora l'orco mondiale è l'aviazione russa, quella che l'Isis lo riduce in polvere. Governare il caos, ecco quale sarà la missione per il 2016. Perché, tranquilli, di caos ce ne sarà tanto. 



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