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FINANZA/ Così la Cina "decide" il Pil dell'Italia

Pubblicazione:domenica 27 dicembre 2015

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Oggi le macchine consumano di meno, quindi quando scende il prezzo del petrolio il beneficio è inferiore rispetto al passato. C’è un beneficio per le famiglie e le aziende che deriva dal fatto di avere bassi prezzi dell’energia, soprattutto nel settore manifatturiero, ma è un beneficio più limitato che in passato.

 

Quali effetti possono produrre gli interventi sui tassi di Bce e Fed?

Non credo che l’euro possa deprezzarsi più rapidamente di quanto ha fatto finora. Il deprezzamento cui abbiamo assistito dalla fine del 2014 in poi incorporava già l’attesa di un rialzo dei tassi della Fed. Il fatto che questo rialzo dei tassi avvenga ora può portare a un rialzo del dollaro nei confronti dell’euro, ma di un’entità che dovrebbe essere piuttosto marginale. È possibile arrivare alla parità tra euro e dollaro, ma non sarà qualcosa di molto diverso rispetto a quello che abbiamo adesso. Non aspettiamoci di ripetere il calo del 25% di cui abbiamo beneficiato nei 18 mesi precedenti.

 

Quindi il +1,6% per il 2016 è una stima destinata a essere rivista al ribasso?

È presto per dirlo: l’elemento più rilevante è come andrà il commercio mondiale. Quest’ultimo nella seconda metà del 2015 ha subito una frenata, che è stata associata al rallentamento della crescita cinese. Se la Cina dovesse riprendersi a quel punto anche il commercio mondiale ripartirà più rapidamente. Questo potrebbe dare quindi un contributo positivo. D’altra parte se fossero allentate le sanzioni sia verso l’Iran che verso la Russia, l’economia italiana ne beneficerebbe anche da quel lato.

 

(Pietro Vernizzi)



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