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SPY FINANZA/ Il "grande equivoco" sui soldi in banca

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Questo diffuso equivoco sulla creazione del denaro e sul fatto che i prestiti generano i depositi (e non il contrario) non è la mia personale visione delle cose, ma l’autorevole affermazione della Bank of England (la banca centrale inglese) diffusa attraverso il proprio “Quarterly Bullettin” del marzo 2014. Anzi, rendendosi conto di dire qualcosa contrario al comune sapere della gente, quel bollettino parla esplicitamente di equivoco: “In the modern economy, most money takes the form of bank deposits. But how those bank deposits are created is often misunderstood” (per quelli che non conoscendo l’inglese non capiscono questa semplice frase: “Nella moderna economia, la maggior parte del denaro prende la forma di depositi. Ma come questi depositi sono creati è spesso non compreso”). Quindi prosegue con inesorabile chiarezza: “The principal way in which they are created is through commercial banks making loans: whenever a bank makes a loan, it creates a deposit in the borrower’s bank account, thereby creating new money” (“Il modo principale con cui questi sono creati è attraverso i prestiti concessi dalle banche commerciali: quando una banca fa un prestito, crea un deposito nel conto del richiedente, creando nuova moneta”).

Ho voluto risottolineare questo aspetto, già accennato nel passato articolo, non solo per rispondere più compiutamente alle osservazioni di un commentatore (Pinna Lorenzo), ma anche per rendere più chiaro a tutti perché questo sistema non potrà mai stare in piedi e funzionare efficacemente e cosa manca sulla via del benessere per tutti.

Premesso che ovviamente non sto parlando di una formuletta magica con la quale spariranno tutti i problemi del mondo, quello che manca all’attuale sistema bancario creatore di moneta dal nulla è il riconoscimento formale e sostanziale che la moneta è un elemento positivo, uno strumento di misura della positività del reale, un frutto dell’attività bancaria e in quanto tale all’atto della sua creazione deve essere posta tra gli attivi. Nel caso di un prestito, dal conto della banca verrà spostato nel conto di un cliente che ha chiesto il prestito. Nel momento in cui il prestito rientra, quello è il profitto della banca che dovrà essere adeguatamente tassato, con grosse entrate per lo Stato. E uno Stato che si alimentasse del denaro creato dal nulla potrebbe rinunciare a gran parte delle tasse e portare la tassazione a un livello irrisorio. Questa sarebbe una possibilità concreta, frutto di un’eventuale scelta politica. Invece nella situazione attuale questa scelta sarebbe impossibile, dovendo combinare il pareggio di bilancio (demenzialmente inserito nella Costituzione) e i vincoli europei imposti (primo tra tutti il rapporto deficit/Pil inferiore alla soglia incomprensibile del 3%, una soglia che non ha alcuna giustificazione teorica, né pratica).

Ancor peggio, in un periodo di crisi, il denaro come passivo di bilancio è un peso intollerabile che nessuno riesce a sopportare e quindi nessuno prende a prestito, mettendo così l’economia in ginocchio e i bilanci delle banche in grave crisi. Infatti, come già raccontato negli scorsi articoli, non è finita qui: le banche in amministrazione controllata sono ben 16 (e finora 4 sono fallite e salvate con i soldi dei correntisti), ora c’è Veneto Banca in gravi difficoltà (5 miliardi di sofferenze bancarie), ma il totale delle sofferenze bancarie delle banche italiane sono circa 350 miliardi di euro.