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Economia e Finanza

I NUMERI/ I "tweet" contro la ripresa declamata da Renzi

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Ci sono, poi, elementi preoccupanti emersi negli ultimi giorni e che, quindi, le stime quantitative non possono tenere in conto. Il principale riguarda l’aumento dell’indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni: resta al 2,6% del Pil solo sulla base di ipotesi “eroiche” di gettito, di contenimento della spesa, nonché di andamento dell’economia reale. Probabilmente già della prima “relazione” sui conti pubblici (marzo) sarà chiaro che il disavanzo supererà il 3% del Pil e l’Italia sarà soggetta a una “procedura d’infrazione” da parte delle autorità dell’unione monetaria. Anche in quanto l’aumento dei tassi Usa peserà sul rifinanziamento del debito pubblico.

Non promette nulla di buono il cambiamento di atteggiamento del Presidente del Consiglio nei confronti della Germania: da corteggiamento sfacciato alla Cancelliera alle male parole o quasi. I tedeschi non replicano, ma è noto che a Berlino Frau Merkel non vede l’ora di “sculacciare il discolo”. In aggiunta, il salvataggio delle banchette mostra, nelle cronache dei quotidiani, lati sempre più ambigui nelle interazioni con varie autorità e mina quella fiducia che dovrebbe essere essenziale alla ripresa (e agli esiti di elezioni amministrative e referendum).

Se io fossi a Palazzo Chigi non sarei tanto sereno, per ricordare un aggettivo tanto frequente nei tweet di Renzi al suo predecessore.

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