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SPY FINANZA/ I numeri da incubo degli Usa di Obama

Pubblicazione:lunedì 28 dicembre 2015

Barack Obama (Infophoto) Barack Obama (Infophoto)

Oggi come oggi, negli Usa il cittadino medio che ha almeno una carta di credito a sua disposizione, siede su un debito a essa legato di circa 15.950 dollari, mentre il mercato dell’auto è così basato su spese federali e acquisti da parte di clienti subprime grazie al credito al consumo che il numero di prestiti per acquisto di veicoli che supera i 72 mesi è ai massimi storici del 29,5%. Da quando il tasso di proprietari di casa è salito al picco nel 2004, quasi 8 milioni di abitazioni sono state pignorate negli Stati Uniti e quando si parla di salute le cose non vanno meglio, visto che circa il 41% degli americani in età da lavoro ha difficoltà a pagare le cure mediche o sta pagandole a rate, avendo dovuto sostenerle a debito. Ma il debito è fondamentale anche per andare a scuola, visto che i prestiti studenteschi hanno recentemente toccato il picco di 1,2 triliardi di dollari, ammontare raddoppiato in soli 10 anni: oggi come oggi, ci sono circa 40 milioni di americani che stanno pagando un debito scolastico e per la gran parte di loro si tratta di un carico che prima di estinguersi li vedrà superare i 45 anni di età.

E per finire, il debito dei debiti, la grande legacy politica di Barack Obama con il suo Paese prima di passare la mano il prossimo anno: da quando è alla Casa Bianca, infatti, il debito pubblico è cresciuto di 8,16 triliardi di dollari. Il primo grafico a fondo pagina ci mostra come, nonostante l’accordo di inizio novembre sul tetto di debito, al 2 di quel mese gli Usa avessero aumentato il loro debito pubblico di altri 339 miliardi nel cosiddetto periodo delle misure di emergenza. Bene, la cosa interessante è che nelle quattro settimane seguenti, sempre gli Stati Uniti hanno aggiunto altri 335 miliardi di dollari di debito totale: insomma, solo nel mese di novembre 674 miliardi di debito in più, cifra che ha portato il totale a 18,827 trilioni di dollari.

Ma il grafico che conta davvero è il secondo, il quale ci mostra come durante la presidenza Obama gli Stati Uniti si siano comportati peggio dell’Italia craxiana, passando dai 10,6 trilioni del 21 gennaio 2009 agli attuali 18,8 trilioni di dollari, un bel 77% in più. Yes, he cans! Ora, sicuramente ci sono Paesi al mondo dove si vive peggio che negli Usa, ci mancherebbe, il problema è che gli stessi Stati Uniti non solo sono i responsabili numero uno della crisi che ci sta ammazzando da ormai sette anni, ma pretendono anche di insegnare al mondo quale sia la ricetta per uscirne. Come vedete, a casa loro non ha funzionato un granché, nonostante la grancassa mediatica di tutta la sinistra internazionale, innamorata acritica e anche un po’ stupida del primo presidente di colore degli Usa.

La prossima volta che vi trovate di fronte a programmi come quello in cui sono incappato io nel pomeriggio di Natale o che qualcuno, alla tv come al bar, incensa acriticamente gli Usa come motore globale della ripresa grazie alla spesa pubblica e all’intervento dello Stato, opponete all’ideologia la fredda realtà della cifre come ho fatto io. Magari servirà, io ancora mi illudo che esista una speranza di redenzione dall’enorme ubriacatura globale garantita da Fed e compagnia bella. Magari non è vero ma i numeri, quantomeno, stanno dalla mia parte. E l’ultimo grafico mostra quale sia la vera legacy di Obama verso il suo Paese e chi sia stato il beneficiario principale delle sue politiche economiche. Fatti, non punti di vista.

 

 

 



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