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BANCHE E POLITICA/ Fondazioni di nuovo in trincea mentre l'Acri affronta i rinnovi

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Il presidente dell'Acri, Giuseppe Guzzetti (Infophoto)  Il presidente dell'Acri, Giuseppe Guzzetti (Infophoto)

Come se non bastasse le Fondazioni sono ora invocate a gran voce - anche da voci insospettabili in Italia - perché tornino a investire o come minimo non disinvestano in banca: ad esempio nelle nuove Popolari Spa, che devono rimettersi in piedi, aggregarsi, dotarsi di nuclei stabili. E poco conta se sia il governatore del Veneto Luca Zaia a chiedere sostegno in termini perentori ai CariVerona e CassaPadova per Popolare di Vicenza o Veneto Banca; oppure se sia Ubi Banca - terzo gruppo del Paese, già trasformato in Spa - a chiamare al centro del momentaneo "nocciolo duro" Fondazione Cuneo e Monte di Lombardia. Nel frattempo la Cariplo di Guzzetti ha già compiuto un passo più che simbolico: partecipando alla ricapitalizzazione della Cassa di Bolzano a fianco della Fondazione locale. Ma il presidente dell'Acri non perde occasione per ricordare il ruolo decisivo di tutte le grandi Fondazioni nel supporto patrimoniale ai due campioni nazionali, UniCredit e Intesa Sanpaolo sotto l'urto della crisi finanziaria globale.

Mentre il sistema bancario e quello delle Fondazioni resistono a nuove scosse, l'Acri si accinge ad affrontare una delicata transizione. Già lo scorso giugno, al congresso Acri di Lucca, Guzzetti aveva annunciato la volontà di ritirarsi non appena l'Atto negoziale fosse stato recepito negli statuti delle associate. L'invito ad affrettare le operazioni societarie entro la fine del 2015 è parso ribadire l'intento. Tuttavia, a poche settimane dagli appuntamenti primaverili dell'Associazione, non c'è toto-nomine. Non che di nomi non ne siano circolati: ad esempio quello del presidente dell'Ente CariFirenze Umberto Tombari, vicinissimo al premier Matteo Renzi (nel suo studio ha fatto pratica legale il ministro Maria Elena Boschi). Ma si è parlato anche del presidente della Fondazione Cassa Forlì, Roberto Pinza: la sua firma è associata a quella del presidfente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, in quella che resta tuttora la "legge delle Fondazioni".

Un mese fa, ad ogni buon conto, il Credito cooperativo ha rinnovato fiducia piena ad Alessandro Azzi, che si era presentato formalmente dimissionario all'assemblea Federcasse: anche chi, all'interno del mondo Bcc non era d'accordo con l'impostazione data da Azzi all'autoriforma ora sul tavolo del governo, ha ritenuto in questa fase irrinununciabile il profilo forte del presidente uscente.

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