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SPY FINANZA/ La "minaccia" di Fed e Bce per l'Europa

La sede della Bce a Francoforte (Infophoto) La sede della Bce a Francoforte (Infophoto)

Ma cosa implica, in concreto, l'eccessivo indebitamento, ad esempio dei cittadini? Il fatto che risparmino e non mettano in circolo ogni possibile incremento del reddito disponibile, proprio per cercare di abbassare quello stock di debito pre-esistente: ecco spiegato perché gli 80 euro di Renzi non servono a nulla a livello di stimolo della domanda interna e dei consumi. Lo stesso, da un certo punto di vista, vale per i governi, soprattutto quelli altamente indebitati e stretti dalle maglie del Patto di stabilità, i quali difficilmente potranno abbassare le tasse e aumentare la spesa pubblica in beni reali e servizi, soprattutto in un ambiente che vede il servizio del debito più a buon mercato e quindi in grado di aumentare le entrate attraverso quel risparmio implicito sugli interessi. Il settore corporate, anche quello non particolarmente indebitato, non è poi spinto ad aumentare gli investimenti quando i tassi di interesse scendono e il costo del capitale cala grazie a eccesso di capacità persistente in un contesto di incertezza per l'outlook relativo a crescita e profitti. I quali, tra l'altro, sono generati da movimenti favorevoli nei prezzi degli assets - inclusi i tassi di cambio - e poi distribuiti - come vi dico da mesi - agli azionisti (i quali non investono ma risparmiano su quell'introito garantito) tramite dividendi oppure utilizzati per riacquisto di propri titoli (buybacks) e pagamento del debito, cioè il servizio sugli interessi dell'esistente. 

In parole povere e volendo sintetizzare quanto detto finora in un concetto più brutale ma chiaro, tutti i tentativi della Bce di mandare in reflazione l'economia dell'eurozona, per quanto nobili negli intenti, sono miseramente falliti. Ed eccoci alla questione dei Ccf di cui accennavo all'inizio, ovvero alle soluzioni ulteriori e possibili per superare questo fallimento e innescare davvero un po' di ripresa, visto che oggi abbiamo campato unicamente di combinato congiunto tra stimolo monetario e crollo del prezzo dell'energia, delegando ogni possibile sussulto di crescita alla svalutazione interna attraverso la compressione salariale, un'arma infame e oltretutto non eterna, visto che prima o poi gli stipendi si fermano a un livello minimo emergenziale o i lavoratori si ribellano. 

Quest'ultima ipotesi la vedo molto peregrina, visto che viviamo in un mondo di automi controllati attraverso il credito al consumo, cittadini imboniti dal nuovo smartphone a rate o dall'illusione che non ci sia un prezzo a pagare per quel tablet o quel televisore HD che costano così poco (leggi, i nostri figli disoccupati perché quei beni di consumo che ci garantiscono la percezione di ricchezza vengono assemblati in mercati sempre più lontani e derogolamentati dei nostri). Guardate il grafico a fondo pagina, ci mostra come solo ora - dopo oltre due decadi di sovraproduzione ben al di là del toyotismo parassosista -, in Cina il disagio sociale cominci a manifestarsi in forme organizzate e visibili. E parliamo di un Paese senza diritti sindacali o del lavoro, con paghe da fame e basato su una produttività ossessiva che cancella il senso stesso del vivere, del lavorare e del produrre: nell'Europa della gente in fila per l'apertura di Starbucks, a vostro modo di vedere, quanti decenni ci vorranno prima che questo modello venga seriamente messo in discussione? E non parlo del Movimento 5 Stelle o di Podemos, ma di qualcosa di serio e con strumenti qualificanti per offrire un'alternativa percorribile allo status quo.


COMMENTI
29/12/2015 - Credito alternativo (Renato Mazzieri)

È inutile attendersi soluzioni da stati e banche che rappresentano la minoranza più ricca della popolazione. L'unica possibilità è un sistema di credito alternativo per dare denaro senza interessi a chi ne ha bisogno per vivere e/o per lavorare. È possibile con EkaBank.