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SPY FINANZA/ La "minaccia" di Fed e Bce per l'Europa

La sede della Bce a Francoforte (Infophoto) La sede della Bce a Francoforte (Infophoto)

Cosa potrà fare ora la Bce? Un'ipotesi è quella già di fatto paventata in qualche modo da Mario Draghi, ovvero l'ampliamento del programma di acquisti dell'Eurotower, ma ben al di là di quanto promesso il 3 dicembre, ovvero non solo includendo i bond municipali tra la platea dei titoli eligibili. Parliamo di un'espansione dello stato patrimoniale della Bce nell'ordine dei 4-4,5 triliardi di euro entro i prossimi due anni e anche così appare difficile riuscire a stimolare inflazione attorno al 2%, visto che mezza eurozona è tornata serenamente in deflazione. Ma arriviamo anche al paradosso dell'eccesso a tutti i costi, ovvero un'espansione tale del Qe da portare il bilancio della Bce a livelli Fed di 5-6 triliardi di euro. A quel punto, l'azzardo sarebbe stato giocato, visto che in caso di inevitabile nuova crisi - sono cicliche e non si può debellarle come certe malattie - l'armadietto degli attrezzi della Bce sarebbe di fatto vuoto, con opzioni limitatissime di stimolo per opporsi alle avversità, se non schiantare i tassi in negativo del 3-4% di colpo. A quel punto, però, non avremmo solo varcato il Rubicone, ma anche le colonne d'Ercole e ci ritroveremmo nel triangolo delle Bermuda a bordo di un pattino. 

E attenzione, perché la storia e l'esperienza ci insegnano che le crisi accadono - per ragioni interne o esogene - e che a volte accadono quando i gap di produzione non sono stati sanati: cosa si fa? Espansione all'infinito? Bilancio della Bce a 10 triliardi? Magari 15? Una cosa sola è certa: pensare che la reflazione dell'economia sia ancora possibile attraverso l'azione globale della Fed è follia, tanto più attraverso un aumento dei tassi in un periodo di inizio conclamato di nuova recessione. Come sicuramente ricorderete, parlando pochi giorni fa alla Leopolda, il ministro Padoan ha parlato di "stagnazione secolare" come ipotesi non più scartabile a priori: e come si risponde, in base al playbook attualmente in vigore, a un'ipotesi simile? Semplice, con un Qe perenne. Perenne almeno fino a quando sarà possibile creare dal nulla denaro che va a intasare come colesterolo le vene del sistema finanziario, il quale non trovando - o non volendo trovare - sistemi di trasferimento lungo il corpo dell'economia reale, a lungo andare vedrà scoppiare le coronarie dei profitti in un sistema di saturazione strutturale. 

Che fare? Aiuti diretti alle imprese e imposizione di un regime di prestito vincolato e controllato verso le stesse da parte del sistema bancario, senza se e senza ma. Inoltre, stop al pagamento di dividendi e buybacks - sia azionari che obbligazionari, visto che nell'eurozona sono molto in voga questi ultimi nel settore corporate - e aumento degli investimenti fissi e per ricerca e sviluppo, pena l'eliminazione delle agevolazioni fiscali garantite in contemporanea dal governo alle aziende, pagate grazie a una seria spending review e allo stop immediato e unilaterale di idiozie come il Patto di stabilità o, peggio, il Fiscal compact. Io, almeno, farei così se fossi al governo. Ma non lo sono. 

La realtà dei fatti è questa cari signori, anche se il primo ministro dispensa ottimismo economico come confetti a un ricevimento di nozze. Occorre agire e subito, perché se come credo gli Usa torneranno in recessione conclamata entro il 2017, la ricetta della Fed forse riuscirà a salvare il salvabile Oltreoceano, ma non certamente qui. 

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COMMENTI
29/12/2015 - Credito alternativo (Renato Mazzieri)

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