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BCE DAY/ Deaglio: ecco cosa frena il Qe di Draghi

Pubblicazione:giovedì 3 dicembre 2015

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Oggi si riunisce il board della Banca centrale europea. Draghi e gli altri membri del consiglio direttivo dovranno decidere se potenziare il Quantitative easing con l’obiettivo di rilanciare l’economia e contrastare la deflazione. Allo studio c’è un nuovo taglio dei tassi sui depositi che oggi è pari a -0,20%. In questo modo le banche sarebbero scoraggiate a depositare liquidità presso la Bce e incoraggiate a prestarla a imprese e famiglie. Un’altra ipotesi è l’aumento degli acquisti mensili di titoli, con una spesa mensile che potrebbe essere alzata da 60 miliardi al mese a 70-80 miliardi. Ne abbiamo parlato con Mario Deaglio, professore di Economia internazionale all’Università degli Studi di Torino.

 

La Bce deciderà di aumentare l’acquisto di titoli o di portare i tassi d’interesse in negativo?

Lei trascura una terza ipotesi, cioè che la Bce non faccia nulla.

 

È quello che si aspetta?

Sì. Escludo a priori che il tasso d’interesse sia abbassato ulteriormente. Per quanto riguarda l’acquisto di nuovi titoli, il Quantitative easing è già in atto e continuerà ogni mese fino a metà del 2016. La Bce non ha quindi l’esigenza di fare qualcosa immediatamente perché c’è un’urgenza. Gli strumenti sono già stati messi in atto, che poi funzionino poco è un’altra questione. Draghi potrebbe decidere di aspettare ancora un paio di mesi per vedere i conti di fine anno delle banche.

 

Il Quantitative easing è stato fato oggetto di diverse critiche. Sono fondate?

In parte sì. In realtà i fondi assegnati con il Quantitative easing sono rimasti per più di metà presso la Banca centrale europea. Quando studiavo economia, il professore era solito spiegarci che la politica monetaria è come una corda: si può tirare ma non si può spingere. Le banche sottolineano di non essere disposte a fare beneficenza a imprese in difficoltà e di erogare del credito solo a imprese che hanno dei buoni piani.

 

È difficile trovare imprese con dei buoni piani?

In questo momento di recessione non sono molte le aziende con queste caratteristiche. Le banche prenotano i soldi della Bce, li depositano, ma poi li prestano solo a determinate condizioni. È questo il motivo per cui la politica monetaria da sola non basta a far aumentare il tasso di crescita dell’economia, se questa economia non ha voglia di crescere. Il vero problema è che mancano nuovi progetti da finanziare.

 

Senza buoni progetti, le imprese come utilizzano la liquidità messa loro a disposizione?

Le imprese prendono questi soldi che non costano quasi nulla e acquistano azioni proprie (cioè le società acquistano i loro stessi titoli, Ndr), in modo da fare salire la loro quotazione in Borsa. Oppure si fa una mega fusione con un concorrente. Nell’ultimo mese e mezzo soprattutto in campo farmaceutico ci sono state delle fusioni imponenti, a prezzi di decine di miliardi l’uno. Le somme non sono destinate quindi a investimenti, anzi quando si fondono due colossi farmaceutici è probabile che avvengano dei tagli.

 

Qualora Draghi si decidesse ad attuare nuove misure di Quantitative easing, la Bundesbank si opporrà a misure aggiuntive?


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