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Economia e Finanza

BES 2015/ I numeri di un'Italia in "prognosi riservata"

L'Italia è ancora in prognosi riservata, anche se l'apice della crisi sembra superato. È questo, in estrema sintesi, il messaggio che emerge dal Bes 2015, spiega STEFANO BRUNI

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L'Italia è ancora in prognosi riservata, anche se l'apice della crisi sembra superato. È questo, in estrema sintesi, il messaggio che emerge scorrendo i numeri, i grafici e le tabelle contenuti nel terzo Rapporto sul benessere equo e sostenibile (Bes 2015). L'Italia prova cioè a tirarsi su dopo il collasso avuto negli anni più severi della crisi, ma la reazione appare ancora debole. Niente euforismi o eccessivi pessimismi nella lettura dei dati dunque, ma una reale presa di coscienza di una situazione di sostanziale stabilità con qualche bagliore all'orizzonte. 

Leggendo gli indicatori economici emerge infatti un moderato aumento del reddito disponibile (+0,1% nel 2014) che spinge comunque in avanti i consumi delle famiglie che modificano, di conseguenza, i loro comportamenti, mettendo sempre meno in atto strategie per il contenimento della spesa. Si riducono il rischio di povertà, la povertà assoluta e la grave deprivazione, ma i valori di queste riduzioni non sono ancora tali da poter consentire all'Italia il cambio di passo di cui necessita. 

Queste tendenze appaiono peraltro connesse con la crescita (+0,2% rispetto al 2013) della quota di persone occupate di età compresa tra i 20 e i 64 anni (59,9% nel 2014). Il circolo virtuoso della ripresa economica, nonostante tutto, sembra dunque muovere i primi passi generando una certa dose di ottimismo verso il futuro così come descritto dai dati contenuti nella dimensione del benessere soggettivo. Sviluppi positivi si registrano anche in termini di recupero della coesione sociale del Paese, messa a dura prova dalla crisi. In questo specifico ambito è fondamentale l'apporto dato dalle reti sociali: cresce infatti la fiducia negli altri (+2,3% rispetto al 2013) e la percezione di poter contare sulla propria rete relazionale. 

Il Rapporto conferma anche dati positivi divenuti ormai consuetudine. È il caso del dominio della salute che ci dice che la vita media degli italiani è ancora in aumento e che quella in buona salute è pressoché stabile. Gli indicatori che monitorano gli stili di vita degli abitanti della Penisola non registrano infatti miglioramenti degni di nota nelle abitudini alimentari e sportive. Malgrado ciò, almeno in questo settore, siamo tra i primi in Europa. 

Ma mentre la lettura di questi dati fornisce un quadro dinamico e tutto sommato positivo del Paese, in altri ambiti si registra una certa staticità. Non che la staticità sia di per sé negativa, ma in alcuni specifici casi sembra delineare delle problematicità divenute ormai quasi strutturali. È il caso, per esempio, dei risultati delle misurazioni effettuate nel Sud del nostro Paese: tutti gli indicatori continuano a evidenziare che la situazione del Mezzogiorno è decisamente più complicata e difficile di quella del resto della penisola. E naturalmente queste tendenze influenzano il dato medio nazionale che deriva dalla sintesi delle rilevazioni effettuate su tutto il territorio. Insomma, a un Nord Italia che fa registrare segnali di ripresa corrisponde un Sud che è fermo o che addirittura arretra ulteriormente come nel caso dell'andamento dell'occupazione che, nel Mezzogiorno appunto, continua a diminuire anche nel 2014 (tasso di occupazione al 45,3%).