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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ I numeri che "incastrano" la Bce

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Anche perché il primo e il secondo grafico a fondo pagina ci mostrano quali siano i due Paesi che pagherebbero il conto maggiore a una politica di tassi di interessi negativi: Germania e Francia, quindi difficilmente la Bce potrà imporre la sua ricetta senza essere molto convincente. O senza mettere sul piatto una contropartita a cui non si può resistere. Il secondo grafico, in special modo, ci mostra come una potenziale eliminazione del floor, ovvero del limite di rendimento negativo per l'eligibilità dell'acquisto di un asset, amplierebbe il valore di mercato elibigile sia tedesco che francese, offrendo alla Bce maggior fornitura di bonds da acquistare anche in caso di aumento del volume mensile ma abbasserebbe però la maturità media di quel debito, sia per la Bundesbank che per la Banque de France. 

Il problema però è serio, perché i 60 miliardi di acquisti al mese dal marzo di quest'anno al settembre del 2016 non sono sufficienti per stimolare un'inflazione attorno al 2%, stante un complesso di acquisto pari a 582 miliardi di euro contro un piano programmato di 1,1 triliardi. Così facendo non si è ottenuto altro che un po' di sollievo sui mercati del credito, ma con le sofferenze sempre in crescita per il sistema bancario il meccanismo in atto è grippato: ovvero, il timore degli istituti di credito è maggiore della fiducia che hanno nella bontà del piano di Draghi e di conseguenza tengono i rubinetti chiusi nei confronti dell'economia reale. Draghi deve, prima o poi, varcare il suo Rubicone, perché l'ultimo grafico, ci mostra come ci siano già oggi bond eligibili all'acquisto per maturazione per un controvalore di 453 miliardi euro che tradano però con rendimento inferiore a -0,3%. 

Draghi ingaggerà questa ennesima, definitiva battaglia con la Bundesbank o dovrà ammettere di aver fallito, sperando che la Fed non alzi i tassi a dicembre e calci il barattolo ancora per un po', garantendo un minimo di sollievo a tutto il mondo? Il problema è che se la Fed non alza i tassi e manda al mondo intero il messaggio che non se ne parlerà fino alla fine del 2016, l'unico effetto positivo ottenuto finora dalla Bce con il Qe, ovvero la svalutazione dell'euro sul dollaro, rischia di svanire. E uno shock valutario rialzista schianterebbe del tutto ogni minimo segnale di ripresa economica nell'eurozona. Ora la questione diventa davvero seria.

 

 

 

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