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SPY FINANZA/ I numeri che "incastrano" la Bce

Oggi si riunirà il board della Banca centrale europea per decidere su tassi e ampliamento del Quantitative easing. Una scelta molto importante, spiega MAURO BOTTARELLI

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Ci siamo, la due giorni più attesa dell'anno - anzi, degli ultimi anni - sta per avere inizio: oggi si riunirà il board della Bce per decidere su tassi e ampliamento del Qe, mentre domani a Vienna si terrà il meeting dell'Opec per decidere sui livelli di produzione. Insomma, scelte che contano. Ma concentriamoci sulla Banca centrale e le sue - probabili - mosse odierne. Proprio ieri la stima preliminare di Eurostat ha certificato che l'inflazione dell'area euro è rimasta stabile allo 0,1% annuo a novembre, un livello al di sotto del consenso degli economisti (+0,2% su base annua) e ben lontano dal valore obiettivo della Bce, che vuole un carovita vicino al 2%. Di fatto, uno sprone a Draghi affinché agisca subito, visto che il dato più allarmante riguarda l'inflazione core, che è scesa allo 0,9% dall'1,1% di ottobre (consenso +1,1% anno su anno), a causa di un debole aumento dei prezzi dei servizi e dei beni manifatturieri. 

Il trend inflativo indica che le pressioni al rialzo sui prezzi si stanno di nuovo indebolendo, nonostante gli sforzi della Bce. La tendenza alla debolezza dell'inflazione trova conferme nel nuovo calo dei prezzi alla produzione dell'industria: sempre a detta di Eurostat, a ottobre hanno segnato un -0,3%. Si tratta del quarto mese consecutivo di contrazione. Il rischio è forte perché le aspettative del mercato sono alte e comprendono un taglio del tasso di deposito di 20-25 punti base e l'espansione del programma di acquisti, in primo luogo ampliando la platea dell'eligibilità ai cosiddetti bond municipali, ovvero emessi da città o regioni come i Lander tedeschi. 

Sebbene la Bce, durante il mandato di Draghi, sia stata generalmente in grado di raggiungere o superare le aspettative del mercato, la questione potrebbe essere diversa questa settimana, avvertiva ieri Larry Hatheway, capo economista di Gam, attraverso Cnbc. La crescita nell'Eurozona si è infatti stabilizzata da quando Draghi ha annunciato il suo programma di acquisti a ottobre e mentre il tasso d'inflazione rimane ben al di sotto dell'obiettivo di Francoforte, gli effetti di base suggeriscono una qualche accelerazione nei prossimi mesi: «Personalmente, non mi sorprenderebbe assistere a un taglio più modesto di 10 punti base dei tassi di deposito e a un'estensione del programma di acquisti oltre settembre 2016, una combinazione che molto probabilmente deluderà i mercati, ma che potrebbe anche supportare l'euro e alleviare, per adesso, una fonte di forza per il dollaro», prevedeva Hatheway. 

Ieri, dopo la diffusione del dato sull'inflazione Ue, l'euro è sceso a 1,058 dollari. Molto, in effetti, ruota intorno al dollaro. Se la Bce supererà le aspettative di acquisto del mercato questa settimana e la Fed porterà a termine il suo percorso con un rialzo dei tassi a metà dicembre, logica vuole che il dollaro continuerà a rinforzarsi: «E questo potrebbe essere un problema da molti punti di vista. Gli investitori si stanno già chiedendo quando un renminbi più debole potrebbe alimentare le preoccupazioni in merito a svalutazioni competitive in Asia, impattando sugli altri emergenti», osservava sempre il capo economista di Gam. E vi ricorderete come nel mio articolo di lunedì vi abbia messo in guardia dal fatto che già oggi l'operatività di mercato delle aziende Usa sia fortemente penalizzata dalla sovravalutazione del biglietto verde, quindi la Fed dovrà pensare bene alle proprie mosse. Inoltre, la combinazione di un dollaro forte e una decisione dell'Opec di lasciare invariata la produzione a 30 milioni di barili al giorno potrebbe spingere ancora più in basso i prezzi degli energetici e delle altre materie prime.