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Economia e Finanza

SPILLO/ Banche d'Italia: quattro errori, l'Esperto Estero e un paio di domande (a Repubblica)

Il presidente della Bce, Mario Draghi (Infophoto)Il presidente della Bce, Mario Draghi (Infophoto)

L'esito fattuale è comunque che Berlino ha potuto e tuttora può sostenere molte Landesbanken che, invece di far credito alle imprese tedesche, avevano scommesso a Wall Street con garanzia statale. E se Berlino è tuttora azionista al 25% di Commerzbank (e Londra ha ancora il controllo assoluto di Royal Bank of Scotland) Roma non può neppure prestare una semplice garanzia della Cassa depositi e prestiti per una bad bank: un'operazione-pulizia non di investimenti moral-hazarded in derivati, ma di sofferenze creditizie prodotte dalla recessione. Un durissimo ciclo negativo a sua volta indotto da misure di austerity imposte dall'esterno sotto opaco attacco speculativo; misure discutibili nelle motivazioni, nell'elaborazione, nell'enforcement e soprattutto nei risultati. Piacerebbe parlarne: con toni da seminario oxoniense, ma parlarne. E anche di altro, in fatto di regole: che i commentatori di mercato considerano sempre date, mentre al tavolo della regulation conta come e da chi le carte sono date. Il ché fa certamente parte del gioco e quindi non può restare fuori di una fair opinion sul gioco.

La Deutsche Bank ha cancellato qualche settimana fa sei miliardi di derivati. Il valore di quei titoli era zero fin dal 2008 eppure mai nessun stress test ha mai bocciato la Deutsche com'è accaduto invece a raffica alle banche italiane: UniCredit ha dovuto ricapitalizzare tre volte, ma lo ha sempre fatto sul mercato; e lo ha fatto anche Mps, peraltro pecora nera esemplare dell'assessment che un anno fa ha dato il via all'Unione bancaria.  La differenza fra una banca italiana e la Deutsche - soprattutto nel primo stress test Eba del 2011 - è sempre stata che titoli di Stato italiani in portafoglio alle prime sono stati contabilizzati a fair value con lo spread a 575, mentre i derivati illiquidi della Deutsche - cosiddetti level 3 nella griglia degli standard Ias-Ifrs - sono stati sistematicamente esclusi dalle valutazioni di rischio. Un mutuo di una Popolare italiana per l'acquisto di una casa dietro la filiale è sempre stato giudicato più rischioso di un derivato su un pacco di mutui subprime concessi ai quattro angoli degli States e comprati dalla Deutsche.

È "populista" ed "euroscettico" sollevare questi argomenti? Peraltro non lo fanno neppure più i tribuni piazzaioli, "extraparlamentari": lo fa (l'ultima volta ieri nella conferenza stampa di fine anno) il capo del governo sostenuto da un centrosinistra graniticamente europeista. E lo fanno i banchieri non meno dei risparmiatori "traditi".

Le authority di vigilanza italiane - Bankitalia e Consob - non sono immuni da responsabilità, ammette l'articolo di Repubblica. Che tuttavia sfocia in una raccomandazione paradossale: "Prima ancora di possibili inchieste parlamentari, che ove venissero avviate dovranno comunque essere attente a salvaguardare questo importante principio, gli organi di vigilanza dovrebbero avviare delle indagini interne per accertare eventuali colpe o negligenze. La guida dell'esercizio potrebbe essere affidata a un esperto straniero, meglio se proveniente da un paese al di fuori della zona euro, in modo da limitare il rischio di conflitti d'interesse".