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SPILLO/ Banche d'Italia: quattro errori, l'Esperto Estero e un paio di domande (a Repubblica)

Pubblicazione:mercoledì 30 dicembre 2015

Il presidente della Bce, Mario Draghi (Infophoto) Il presidente della Bce, Mario Draghi (Infophoto)

Interpretazione davvero singolare di una democrazia seria e trasparente sul giornale fondato da Eugenio Scalfari e diretto - fino al prossimo 14 gennaio - da Ezio Mauro. Altri paesi europei sono finiti stati commissariati, ma almeno da una troika di istituzioni sovrannazionali. Per l'Italia un demiurgo senza volto e senza nome, una sorta di Commendatore mozartiano per un paese che mai "si pente" abbastanza?

In Italia, peraltro, un "Papa straniero" in banca l'abbiamo già sperimentato: è stato Mario Draghi, governatore della Banca d'Italia (e capo della vigilanza bancaria nazionale) dal 2006 al 2011; presidente del Financial Stability Board, padre di "Basilea 3", presidente della Bce e dell'Unione bancaria che ha assegnato a Francoforte anche la supervisione bancaria nell'eurozona. È arrivato in Via Nazionale, Draghi, dalla Goldman Sachs di Londra per sostituire Antonio Fazio: cacciato da Bankitalia, right owrong, e poi condannato in terzo grado, per aver vigilato male su banche, risparmio, obbligazioni mal collocate e quant'altro. Draghi è stato chiamato dall'estero a furor di popolo con una missione: mai più "errori" in banca e attorno in Italia. Invece appena due anni - senza che la Vigilanza "di mercato" battesse ciglio - Mps ha ricomprato AntonVeneta dalla maxi-opa lanciata su Abn Amro da Royal Bank of Scotland, Santander e Fortis. Nel 2008 Abn è fallita, Rbs è fallita ed è stata nazionalizzata, Fortis è fallita ed è stata fatta a pezzi. Santander si è salvato rifilando a un prezzo incomprensibile Antonveneta a Mps: virtualmente fallito. 

Dieci anni dopo Giugliano sbarca da Londra a dire agli italiani che continuano a commettere "errori": che sbagliano le loro banche e le autorità che dovrebbero evitare alle banche di sbagliare. E finisce per sbagliare anche Renzi costretto a ridursi come uno Tsipras. Può darsi. Parliamone: se a Oxford è considerato disdicevole farlo ai Comuni, almeno facciamolo fra giornalisti italiani. A dire ai banchieri italiani, convocati come scolaretti a Milano, che commettono sempre errori imperdonabili ed è colpa loro ci ha già pensato il capo della vigilanza Bce, Danièle Nouy, due giorni dopo le risoluzioni di Banca Etruria & C. Pare peraltro che Draghi sia convinto che, stavolta, un po' in errore sia la Nouy - formalmente sua sottoposta - a pretendere di inasprire ancora i requisti patrimoniali alle banche italiane. Chissà. Può darsi: perché non ne parliamo? O aspettiamo l'Esperto Estero, meglio se inviato da Washington?



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