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Economia e Finanza

SPILLO/ Le nuove “figuracce” di Renzi sulle banche

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Già: ma lo sa, Renzi, cos'è una "banca di territorio"? Ecco, se non lo sa, s'informi dal padre della Boschi o dal suo, di padre. Che non sono lestofanti, ma gente esperta se non altro della difficoltà di fare bene credito, locale o nazionale o globale che sia. Una banca di territorio, qual era Banca Etruria, nasce dalla scelta di concentrare l'attività creditizia a favore di un mercato locale, nella presunzione e speranza di conoscerne così bene le prerogative, i rischi ma anche le virtù, da riuscire a non sbagliare nella scelta dei clienti da finanziare e di quelli da respingere. Se questo schema fosse attuato seriamente, le banche del territorio sarebbero le migliori di sempre. 

Purtroppo ci sono però due controindicazioni. La prima riguarda la settorializzazione dell'attività creditizia: se per finanziare le aziende orafe di un distretto come Arezzo una banca come la Etruria finisce con l'esporsi particolarmente con questa determinata categoria d'imprese, nel caso appunto gli orafi, nel momento in cui quel business va in crisi il riverbero negativo sui conti della banca è forte e diretto; la seconda nasce dal fatto che pur conoscendo vita, morte e miracoli di tutti i suoi clienti, e anzi proprio per questo, il banchiere di territorio è spesso un loro amico, se non parente, e si sa: fare buoni affari con amici e con parenti è difficilissimo, si finisce più spesso con l'esserne influenzati e sbagliare.

Questo per dire che nessuno ha la pietra filosofale per capire, oggi, quale sia la strada giusta per rilanciare le banche italiane; che forse sono troppe - così ha detto Renzi! - per il nostro mercato, ma lo sono come, eventualmente, sono troppe le chiese e troppe le scuole elementari: nessuna stranezza, nessuno spreco aprioristico, solo antropologia, cultura materiale. E valutazioni soggettive assolutamente opinabili. Inutile sperare che impari la lezione, ma davvero in materia bancaria sarebbe meglio se Renzi facesse non uno ma due passi indietro. Difficilmente le banche sfuggiranno a una stagione di tagli e ristrutturazioni. Una pesante dieta che danneggerà l'occupazione. E allora il premier lasci la patata bollente nelle mani della Bce - oggi guidata da uno bravo, come Mario Draghi - e non faccia (ulteriori) incursioni che potranno portare solo ulteriore confusione in un quadro che è già molto confuso di suo.

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