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BANCHE/ Se l'Ad della Popolare di Vicenza avverte: vado a vendere la banca ai grandi fondi

Il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco (Infophoto) Il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco (Infophoto)

E se resta l'auspicio generico di un gettito di almeno mezzo miliardo dai 114mila vecchi soci della cooperativa, il manager mostra moderata fiducia anche verso i big names del capitalismo del Nordest. "Tre o quattro nomi" ha buttato lì Iorio: uno di questi - presumibilmente - sarà Renzo Rosso, il patron di Diesel che in una recente intervista ha confermato di aver rivenduto un discreto pacchetto di azioni PopVi nel 2013, anche se dopo una lunga attesa.

Ma "quattro imprenditori" e pochi altri attorno a loro sarà tanto se verseranno alcune (poche) decine di milioni di euro: poco per un "nocciolo duro". Che però Iorio, alla fine, sembra essere il primo a non volere: esattamente come le slides che verranno esibite a Londra o New York eviteranno certamente di citare gli appelli del governatore del Veneto, Luca Zaia, o dei sindaci assortiti, per il salvataggio-rilancio delle storiche "banche del territorio". "Le banche di territorio non esistono più", ha tagliato corto Iorio: cogliendo forse di sorpresa lo stesso neo-presidente della Vicenza, l'industriale Stefano Dolcetta. Che infatti ha subito ispirato, sullo stesso "Giornale di Vicenza", un editoriale di appoggio al Ceo, ma finalizzato anche a tenere aperto un riassetto proprietario ancora radicato sul territorio per una banca orientata al territorio.

Resta però agli atti, nei giorni finali del 2015, di calma inquieta anche a Vicenza, la determinazione di Iorio: dietro cui si intuisce la tacita ma vigorosa suasion della nuova vigilanza Bce lungo un percorso "rottamatorio". Niente Spa che replichino le vecchie Popolari: niente nuclei stabili di imprenditori locali, meno che mai partecipati dalle Fondazioni-Frankestein. Spazio ai grandi fondi globali, in attesa di far sparire le Popolari italiane (magari anche quelle più grandi e meno malandate) in qualche gruppo estero.

Spettacolo davvero poco gradevole: anche se - a Vicenza come a Montebelluna come altrove - è difficile affermare sia un esito del tutto immeritato. La partita, in ogni caso è iniziata: e Iorio è stato (abbastanza) fair nell'avvertire fra virgolette sulla stampa cittadina che lui sta prendendo l'aereo per andare a vendere la Vicenza ai fondi anglosassoni senza prezzo prestabilito (con il 90% di sconto gli ha "raccomandato" il Financial Times, "come per le banche greche"). Se qualcuno ha progetti concorrenti è bene che si muova in fretta (per Veneto Banca forse qualcuno ce n'è): sapendo che non avrà comunque a favore la Banca d'Italia dell'indebolito Ignazio Visco e neppure la Bce di Mario Draghi, egli pure sotto scacco dei falchi franco-tedeschi. Per non parlare del premier Matteo Renzi, sempre un po' donchisciottesco in Europa. Fra nuovi affanni di sepoltura urgente di dissesti imbarazzanti e vecchi desideri rottamatori.

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COMMENTI
31/12/2015 - commento (francesco taddei)

e allora? siamo un paese artificiale, non c'è un comune sentire popolare né amor patrio. i giudici difendono politici amici o poliziotti che pestano ragazzi fino alla morte. i politici non hanno nessun vincolo di mandato, la chiesa ancora è offesa per porta pia. a nessuno frega nulla di nessuno dentro sto paese.