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SPY FINANZA/ I calcoli errati dell'Arabia Saudita

Pubblicazione:giovedì 31 dicembre 2015

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E proprio Ryad ha inaugurato l'altro giorno l'austerity, imposta in questo caso non dalla Troika ma proprio dall'impatto del prezzo del greggio sul deficit di bilancio: insomma, pronta una finanziaria a colpi di tagli. Nel budget del 2016, infatti, è previsto un calo del deficit di ben 10 miliardi di dollari e questo maxi-risparmio sarà raggiunto attraverso una serie di riforme, mentre il ministero delle Finanze non esclude il ricorso al mercato obbligazionario - strada insolita per un Paese abituato a enormi surplus di bilancio - per coprire il fabbisogno. Ma per Khalid Alsweilem questa strada non è praticabile: «Se si pensa di tamponare l'effetto negativo dell'utilizzo di riserve, emettendo bond per finanziarsi, sbagliano di grosso, visto che l'attuale struttura monetaria vanifica ogni tentativo sul nascere. È infatti completamente errato pensare che il ministero delle Finanze possa proteggere gli asset esteri finanziandosi in ryal invece che vendendo riserve. Questo non aiuta affatto, anzi scatenerà un outflow dai conti di risparmio». 

La riforma più rumorosa - ancorché limitata se si guardano gli importi reali di intervento - è però quella che impone il taglio dei sussidi energetici e anche se il processo sarà graduale, alcune misure sono già entrate in vigore e includono un primo aumento dei prezzi della benzina (da 16 a 24 centesimi di dollaro per litro), un rincaro delle bollette elettriche per i cittadini più ricchi e un piccolo incremento delle tariffe sull'acqua. L'esecutivo sta anche valutando l'introduzione dell'Iva in coordinamento con gli altri membri del Consiglio di cooperazione del Golfo (Bahrein, Emirati, Kuwait, Qatar e Oman) e un aumento delle tasse sul consumo di bevande e tabacco. La spesa pubblica saudita così scenderà nel 2016 da 975 a 840 miliardi di riyal, peccato che la fetta principale del budget resti la spesa militare con 213 miliardi, una voce lievitata quest'anno per via della proxy war con l'Iran scatenata la scorsa primavera in Yemen, oltre 6mila morti per cui nessuno però pare indignarsi. «Il budget considera i prezzi del petrolio più bassi e le difficoltà economiche e finanziarie a livello regionale e internazionale per la nostra economia», ha ammesso Re Salman, alla luce del fatto che l'export petrolifero rappresenta il 90% delle entrate fiscali e il 40% del Pil, il quale quest'anno dovrebbe crescere del 3,3%, ma nel 2016 potrebbe rallentare bruscamente. 

Ma torniamo al peg tra ryal e dollaro, visto che questo ha rappresentato fin dalla sia introduzione l'àncora della politica economica saudita e l'elemento di maggior credibilità finanziaria di Ryad: perderlo, significherebbe non solo un disastro valutario, ma anche un avvitamento della situazione politica che potrebbe andare fuori controllo e portare alla luce tutte le divergenze e le tensioni già presenti all'interno della casa reale. Da agosto a oggi le riserve valutarie estere sono scese da 746 miliardi di dollari a 647, ma in molti fanno notare che il rischio maggiore potrebbe annidarsi nel mondo oscuro dei contratti derivati stipulati dalla Banca centrale in un azzardato tentativo di protezione dalle fluttuazioni. 


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