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Economia e Finanza

SPILLO/ Se Draghi prova a riprendersi la politica creditizia

Draghi aumenta i tassi negativi sui depositi: sollecita le banche a fare credito per trainare la ripresa. E accende i fari sulla guida della francese Nouy alla vigilanza. ANTONIO QUAGLIO

Il capo della vigilanza Bce, Danièle Nouy (Immagine dal web)Il capo della vigilanza Bce, Danièle Nouy (Immagine dal web)

Dieci giorni fa, il capo della vigilanza della Bce, Danièle Nouy ha tenuto una lectio magistralis all'Università Cattolica di Milano essenzialmente per ribattere a un'accusa, in Italia sempre più esplicita, alla gestione della nuova supervisione bancaria unica nell'eurozona: "incoerenza" con gli indirizzi di politica monetaria via via sviluppati dal governing council Bce, cui formalmente il consiglio di sorveglianza bancaria risponde.

Davanti agli stati maggiori del sistema bancario italiano, Nouy ha snocciolato argomenti su argomenti per smontare una tesi: che la richiesta in corso di ulteriori rafforzamenti degli standard patrimoniali alle banche vada a scoraggire il credito alle imprese e quindi a depotenziare lo stimolo monetario del Quantitative easing alla ripresa. Ma tanta insistenza - oltreché ai banchieri italiani poi intrattenuti dalla Nouy anche in un briefing riservato - dev'essere risultata poco gradita allo stesso presidente della Bce, Mario Draghi (lo si è letto in filigrana anche in un articolo di Federico Fubini sul Corriere della Sera, alla vigilia del consiglio Bce di ieri). Il tema dell'incoerenza fra "politica della vigilanza" e "politica monetaria" era stato del resto sollevato in termini quasi formali - in una lettera di agosto alla Nouy - da Fabio Panetta, vicedirettore generale della Banca d'Italia e membro italiano del consiglio di vigilanza Bce, presente al summit di Milano

Su questo sfondo ha assunto rilevanza, ieri, l'appesantimento dallo 0,20% allo 0,30% del tasso negativo riconosciuto ai depositi delle banche presso la Bce. La scelta focalizza indubitabilmente il ruolo del sistema bancario nel sostenere il ciclo economico. Draghi preme sulle banche (anche italiane) perché non mantengano inattiva la liquidità iniettata con il Quantitative easing e alimentino il credito. Nel toccare questa leva è quindi implicita la convinzione che le banche possano e debbano fare di più sul terreno della ripresa. Ma qui è implicita anche una valutazione problematica sugli orientamenti della neonata vigilanza unica, sotto la responsabilità operativa di madame Nouy.

La questione, ovviamente, non è solo tecnica: non riguarda, ad esempio, la convinzione di Nouy che qualche decimo in più di "Cet1" negli stati patrimoniali delle banche si traduca in qualche decimo in meno di costo del finanziamento nel conto economico, in un gioco a presunto saldo positivo. La questione è anche e forse soprattutto di governance istituzionale della Bce: quindi politica al massimo livello, in quanto l'unione monetaria e l'unione bancaria sono nei fatti le sole Europe realizzate, più dell'Antitrust di Bruxelles.