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SPY FINANZA/ Ecco perché i mercati hanno "bocciato" Draghi

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Se però la correlazione pre-2013 dovesse essere presa come riferimento, delle due l'una: o la Fed alza i tassi, perché in base ai prezzi attuali dei titoli azionari il breakeven inflazionistico dovrebbe essere a circa 1,5% oppure lo Standard&Poor's 500 dovrebbe tradare a metà del suo valore, ovvero a 900 punti o forse meno. E le parole delle Yellen di mercoledì, durante la presentazione del Beige Book, hanno fatto capire che la Fed il 16 dicembre alzerà i tassi: io non ci credo, ma se davvero accadesse, state certi che la svalutazione dell'euro sarà ampiamente depotenziata dallo shock a livello globale che partirà da materie prime e mercati emergenti. 

D'altronde, lo stesso Mario Draghi un mese e mezzo fa dichiarò a Il Sole 24 Ore che «le previsioni per la crescita sono state riviste al ribasso e il rallentamento probabilmente non è temporaneo»: cosa significano queste parole? Semplice, che il Qe è fallito, non solo negli Usa ma anche in Europa. E adesso uscire dal baratro sarà molto complicato. 

Non ci credete? Mettiamo qualche cifra in fila. Dal crollo Lehman sono stati compiuti 606 tagli dei tassi a livello globale, le Banche centrali hanno acquistato tramite i Qe qualcosa come assets per 12,4 triliardi di dollari dal caso Bear Stearns a oggi, le Fed sta operando la stringa di politica dei tassi a zero più lunga di sempre, visto che ora ha superato anche il periodo bellico tra l'agosto 1937 e il settembre 1942, alcune Banche centrali europee sono in negativo (Svizzera, Norvegia e Svezia), 6,3 triliardi di debito di debito governativo a livello globale ha rendimento inferiore a zero e 20 triliardi inferiori all'1%. Risultati pratici per l'economia reale? Zero. 

Nel contempo, però, per ogni posto di lavoro creato, le corporations Usa hanno speso 296mila dollari in buybacks azionari e un investimento da 100 in un portafoglio misto azionario/obbligazionario (60/40) a partire dal Qe1 ora varrebbe 205 dollari contro un salario di 100 dollari che durante lo stesso periodo è salito solo a 114. Ma si sa, a certa gente basta dire che lo spread sul Bund è basso ed è contenta, Matteo Renzi ne è l'esempio classico. Lo stesso Mario Draghi ha difeso questa politica di soppressione artificiale dei costi di finanziamento operata dalla Bce, con il fatto che così agendo sarà meno dolorosa la transizione verso la disciplina di budget dei Paesi meno virtuosi, ovvero quelli periferici come Italia, Spagna e Portogallo. 

L'ultimo grafico mette la parola fine alle bugie fin troppo lunghe e ostentate della Bce e del suo numero uno. Preparatevi a una bella manovra supplementare, anche se per ora né Renzi, né Padoan possono permettersi di dirvelo. 

 



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