BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SOCIAL LENDING/ La nuova minaccia via Internet "spaventa" le banche

Infophoto Infophoto

Attenzione, però: perché questo strumento è molto competitivo rispetto ai piccoli prestiti bancari? Non solo perché è meno burocratico e molto più veloce nell'iter di istruttoria, non solo perché costa un po' meno che in banca a chi prende i soldi in prestito, e rende molto di più a chi li presta anziché accontentarsi del nulla che ormai rendono gli investimenti sicuri, ma anche perché il rischio dei prestatori è preventivamente ridotto attraverso un rigoroso filtro di congruità sulle richieste di prestiti esercitato dalla "piattaforma". Peer-to-peer sì, insomma, ma con molte garanzie. Tant'è che il tasso di default dei prestiti "social leding" in Italia è stato finora del 2,5% contro un 7% storico medio del tasso di default dei prestiti personali. 

Dunque, riepilogando: le banche tradizionali sono oppresse da una richiesta di rafforzamento patrimoniale che ormai per ogni 1.000 euro prestati impone loro di accantonarne 180. Sono impacciate da reti di filiali fisiche semivuote, con 300 mila esuberi solo in Italia previsti nei prossimi cinque anni. Sono gravate - le nostre - da 200 miliardi di sofferenze, coperte con accantonamenti per appena il 50%. Sono aggredite nel business verso le imprese dalla concorrenza del private equity internazionale e dei "credit funds" anglosassoni, peraltro benedetti e auspicati dalle autorità monetarie. E intanto rischiano di perdere clientela al dettaglio anche nella fascia bassa del mercato, quella dei prestiti personali.

Un'altra "disruption", come quella delle agenzie di viaggio o delle biglietterie, generata dalla Rete. Può piacere o no, ma è sicura.

© Riproduzione Riservata.