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SPY BANCHE/ Se Renzi usa il fisco per salvare il cerchio magico e combattere Grillo

Pubblicazione:sabato 5 dicembre 2015 - Ultimo aggiornamento:sabato 5 dicembre 2015, 20.15

Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan (Infophoto) Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Giulio Tremonti, allora ministro dell'Economia, non pensò mai di prelevare quattrini dal bilancio dello Stato per risarcire gli 80mila obbligazionisti Parmalat che avevano visto inizialmente azzerato il valore dei loro titoli nel crac di Collecchio. E non lo pensò neppure il governatore della Banca d'Italia di allora, Antonio Fazio, che pure era un nemico della turbofinanza che aveva ucciso Parmalat. Tremonti, dal canto suo, avrebbe potuto proteggere voti in fasce di elettorato del centrodestra e ne avrebbe potuto "comprare" in zone-roccaforte sia dei Ds, sia di Romano Prodi. Nel 2003, invece, il governo Berlusconi commissariò Parmalat e l'affidò a Enrico Bondi, manager di scuola Mediobanca. Fu lui a gestire la liquidazione della vecchia azienda e a rilanciare la nuova. Agli obbligazionisti "traditi" furono assegnate azioni della nuova Parmalat (titolo di rischio puro): chi le avesse tenute fino al 2011, quando la francese Lactalis acquisì Collecchio con Opa in Borsa, avrebbe recuperato il 50% nominale del suo investimento. Ma solo otto anni dopo: e senz'alcuna garanzia otto anni prima.

Nel frattempo le Procure di Milano e Parma arrestarono Calisto Tanzi e poi indagarono e processarono banche e banchieri sui gravi illeciti che avevano infilato titoli-spazzatura nelle tasche dei risparmiatori italiani. Cominciò da lì anche la rovinosa caduta di Fazio: successivamente cacciato, processato e condannato. Ad accusare lui e le "sue" banche - in Parlamento e sui giornali - c'era in prima fila quella stessa sinistra "di mercato" che una dozzina d'anni dopo ha infilato di soppiatto nella Legge di stabilità 2016 un capitolo di spesa stimato in 350 milioni per rimborsare gli obbligazionisti delle quattro banche "risolte" dieci giorni fa. Il fondo - che prevedibilmente erogherà i risarcimenti subito - dovrebbe essere alimentato dai ricavi - futuri ma soprattutto incerti - della bad bank delle quattro banche risolte. Il fondo, nelle premesse del salvataggio, dovrebbe ripagare gli investimenti azionari e i crediti (4 miliardi in tutti) prestati forzosamente dal sistema bancario nazionale: soldi di banche con azionisti privati e con depositanti privati, soggette a vincoli sempre più stringenti dalla vigilanza Bce. 

Perché, in ogni caso, il duro gioco del mercato ha potuto imporre nel 2003 le sue regole ai possessori di bond Parmalat e non dovrebbe valere invece nel 2015 per i sottoscrittori di obbligazioni subordinate di CariFerrara, CariChieti, Banca Marche? Non varrebbe, fra l'altro, per Banca dell'Etruria: banca privatissima da più di un secolo. In Toscana. Amministrata - come vicepresidente - da un professionista notissimo ad Arezzo come Pierluigi Boschi, padre del ministro "più uguale degli altri" nel governo Renzi. È il "lodo Pelillo" (capogruppo Pd in commissione Finanze della Camera) a sostenere che i vicini di casa della famiglia Boschi - in centro-città o in villa, portatori di obbligazioni subordinate di Banca Etruria -  sarebbero "fascia debole" e meriterebbero protezione a spese del contribuente per un rischio assunto privatamente. Pare che della stessa opinione sia anche il successore di Tremonti al Tesoro, Pier Carlo Padoan, economista e tecnocrate di storica scuola Pci.


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