BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SPY FINANZA/ "L'azzardo" dell'Arabia Saudita nella guerra del petrolio

InfophotoInfophoto

Il Pil cinese oggi viaggia ufficialmente al 6,9% stando gli ultimi dati trimestrali del governo, ma diversi osservatori ritengono che il prodotto interno reale sia molto più basso, fino alla metà. Il calo dell'economia cinese, ha spiegato King a Bloomberg, «è probabilmente il più grande fattore a influenzare la depressione dei prezzi del greggio e delle altre commodities. Non è solo una storia di forniture». 

Mentre il prezzo del greggio rimane intorno ai 40-50 dollari al barile, la Cina può permettersi di scegliere le fonti di approvvigionamento che ritiene più convenienti dentro e fuori l'Opec e aumentare le proprie riserve strategiche, come ha già fatto quest'anno riempiendo i maggiori porti di navi cisterna ferme, perché poi la produzione industriale del Paese continua a scendere. Stando alle ultime stime, il prossimo anno Pechino dovrebbe raddoppiare le scorte con altri 70-90 milioni di barili da aggiungere al totale. E proprio il ritorno dell'Iran alla fine delle sanzioni e la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di Pechino aumentano la tensione attorno a Ryad, che corre il rischio di vedere erose le sue quote di export verso il gigante asiatico a favore della Russia e dell'Iraq, ritornato a livelli di produzione ingenti e dove i grandi gruppi del greggio cinese hanno grossi impianti di produzione. Insomma, intrighi geopolitici che nulla hanno a che fare con normali dinamiche di mercato. 

La guerra del petrolio è solo la prosecuzione di quanto sta avvenendo sullo scenario mondiale, ma con altri mezzi. Aspettiamoci delle sorprese, magari non a breve, ma certamente prima che arrivi la primavera. L'azzardo saudita, infatti, è davvero alto: se vince, sarà di nuovo egemone. Se perde, però, sarà spazzata via. E l'Iran - alleato di Mosca - non attende altro.

© Riproduzione Riservata.