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FINANZA E POLITICA/ Renzi ha finito i jolly

Pubblicazione:domenica 6 dicembre 2015

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Renzi, intanto, continua il suo gioco mediatico per iniettare fiducia, anche se questa volta è costretto ad ammettere che potrebbe andare meglio. L'Italia ha tutte le caratteristiche per diventare locomotiva, ha detto. Poco tempo fa aveva affermato che stiamo andando forte, più della Germania. È compito dei governi iniettare fiducia nei cittadini, specialmente quando la fiducia è una merce rara, ma non serve spararle grosse. Prudenza, sobrietà, niente bugie e pochi belletti. Dire la verità non sarà rivoluzionario (e per fortuna, di rivoluzioni fasulle se ne sono viste troppe), ma è la premessa per governare bene. Non si tratta di fare prediche, ma di richiamare il capo del governo e i suoi consiglieri alla realtà.

Renzi sa bene che deve fare di più. Dovrà andare a Bruxelles e chiedere ancor più flessibilità. Gli eurocrati vorranno vedere il bluff e il capo del governo italiano non ha buone carte. Un anno fa ha offerto il Jobs Act: quale riforma dal forte impatto economico può portare questa volta? La privatizzazione (parziale) delle Poste? Quella delle Fs che, una volta cambiati i vertici, non si fa più? Le riforme istituzionali possono avere un impatto positivo sulla governabilità, ma nel medio periodo.

Insomma, di qui all'esame di marzo Renzi dovrà tirar fuori qualcosa di nuovo. È vero che l'era dell'austerità è al tramonto, ma sarà un lungo addio e non per tutti: l'Italia ha un debito troppo alto che non riesce a ridurre. Non c'è neo-keynesismo che tenga, quel fardello soffocante non può essere aggirato.



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