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Economia e Finanza

RETROSCENA/ Wall Street fa il tifo per Draghi contro Weidmann

Il presidente Bce, Mario Draghi (Infophoto)Il presidente Bce, Mario Draghi (Infophoto)

Il "glaciale" presidente della Bce aveva comunque preso le mosse da una classica lecture di central banking, pienamente apprezzata da due esaminatori di sicuro peso: l'ex insegnante di Draghi, il vicepresidente della Fed Stanley Fisher e l’ex governatore della Bank of England, Mervyn King. All'Economic Club ricordano ancora alcune performance di Alan Greenspan, presidente (newyorchese) della Bce, fra i player della Wall Street "esuberante". Draghi ha scelto registri opposti: anche quando - per un attimo - ha danzato con eleganza sul filo dell'ambiguità.

Giovedì scorso il presidente della Bce si era riferito al reinvestimento del principal solo dal programma detto APP (come da testo letto in conferenza) oppure anche di quanto impiegato in altri programmi di liquidità (SMP, TLTRO e quant'altro), come da risposta ai giornalisti post lettura del testo ufficiale? È questa dissonanza - appena percepibile, ma non banale - a testimoniare la presenza di quel dissenso che il relatore ha valutato come indispensabile nel processo decisionale di una banca centrale. Ma è un dissenso tanto indispensabile, in prospettiva, da portarlo a intravvedere se stesso come vero momenti di dissenso in caso di necessità? A New York è stato chiaro che la partita nella stanza dei bottoni Bce non è destinata a concludersi rapidamente: e che Draghi (con i mercati alle spalle) non sarà certamente un osso facile per Jens Weidmann, capofila dei banchieri del nord avversari di ogni allentamento monetario pro-ripresa nell'eurozona.

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