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Economia e Finanza

SPY BANCHE/ Le mosse di Guzzetti e Mediobanca nel nuovo risiko

Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo (Infophoto)Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo (Infophoto)

Su questo sfondo le Fondazioni possono intervenire nei riassetti bancari in una chiave che Guzzetti ha voluto subito connotare apertamente come "solidaristica" fra Fondazioni e fra Fondazioni e banche locali già collegate a Fondazioni. Ma le stesse "risoluzioni" - pur movimentate - non sono forse essenzialmente un auto salvataggio "solidaristico" del sistema nazionale?

Le cronache comunque sono da giorni piene delle polemiche crescenti legate ai danni subiti dai risparmiatori, cui ora il governo sta affannosamente cercando di porre rimedio. Ma il primo a lamentare la frettolosità della risoluzione è stato il presidente dell'Acri, accusando l'Ue di "ottusità": sei delle 88 Fondazioni del Centro Italia associate sono state gravemente colpite nel patrimonio (le partecipazioni nelle banche sono state azzerate) e quindi anche nella futura capacità di erogare interventi sui territori. Ed è difficile immaginare che le misure di sollievo ai piccoli risparmiatori (soprattutto portatori di obbligazoni subordinate, non di azioni) possa in qualche maniera interessare le Fondazioni. Il segnale molteplice lanciato da Guzzetti è comunque chiaro: e contribuirà prevedibilmente a orientare il riassetto bancario e l'impegno delle Fondazioni.

La Cariplo (azionista chiave di Intesa Sanpaolo) non è in ogni caso il solo top player a essersi seduto al tavolo del risiko. Anche la mossa di Mediobanca può contenere semi di interventi ulteriori e più pesanti nel riassetto. L'ennesimo tentativo di rilanciare CheBanca! riporta a una svolta strategica in fondo ancora incompiuta per l'istituto: a quindici anni dalla scomparsa di Enrico Cuccia, a oltre dieci dall'uscita di scena del delfino Vincenzo Maranghi. Molti fuochi si sono ormai spenti attorno a Piazzetta Cuccia: il duello fra Cesare Geronzi e Giovanni Bazoli per raccogliere "l'eredità Cuccia". Un tempo ricca e potente: Telecom, Rcs, Generali. Oggi è già per gran parte smembrata e caratterizzata dagli espliciti disimpegni di Mediobanca.

I piani strategici ripetutamente annunciati dai top manager - Renato Pagliaro e Alberto Nagel - puntano da tempo sull'advisory di alta fascia (decentrato verso la City di Londra) e verso il consolidamento di un polo variegato di servizi finanziari per famiglie e imprese. Già l'avventura di Italease - bruscamente interrotta dopo una quotazione curata proprio da Piazzetta Cuccia - aveva indicato un interesse potenziale di Mediobanca per il sistema bancario tradizionale, orientato a servire una clientela alta ma "di territorio". Esperia (joint con Mediolanum) e CheBanca! - con diverse traiettorie - hanno testato il gruppo sul terreno del private banking e del retail banking innovativo. Ora la svolta delle 89 filiali Barclays, per di più acquisite "a parametro zero". Chi si stupirebbe, a questo punto, di vedere Mediobanca non solo come advisor ma anche come compratrice?

Non affatto passata inosservata la svolta di Veneto Banca: propiziata dal neo-vicepresidente Cristina Rossello, legale più che vicina a Piazzetta Cuccia (di cui è stata segretaria del patto di sindacato). La Popolare di Montebelluna deve ricapitalizzarsi per un miliardo a brevissimo e l'operazione cambierà l'assetto proprietario. La presenza territoriale e la clientela servita (sia imprese che privati) resta di estremo interesse. Ma non è che una delle suggestioni del nuovo risiko, ancora tutto da disegnare.

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