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SPY FINANZA/ Medio Oriente, le "grandi alleanze" tra Isis e petrolio

Schierate in Medio Oriente, spiega MAURO BOTTARELLI, sembrano esserci due fazioni: da un lato Turchia, Usa più alleati europei e Arabia Saudita; dall'altro Iran, Siria, Russia e Cina

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Nelle manovre sul petrolio di cui parlavamo ieri, va detto che l'Iran si era comunque portato avanti. L'immagine a fondo pagina è stata scattata a metà dello scorso mese di luglio da un satellite e che ci mostra come una nave iraniana con a bordo 2 milioni di barili di petrolio fosse già in rotta verso l'Asia. Il supertanker è la Starla della compagnia Nitc ed è stato caricato nel terminal iraniano di Kharg Island oltre un mese prima, salvo poi sparire dai radar. Destinazione Singapore, meta che però non ha ottenuto una deroga dagli Usa per comprare petrolio iraniano. 

Com'è possibile che la Starla sia rimasta oscurata dai radar per un mese? Dov'era? Teheran stava lanciando un segnale al mondo? Oppure, come fa notare qualche analista, potrebbe trattarsi di contrabbandieri, magari legati all'Isis? Teheran in affari con Daesh? Qualcuno lo azzardò. Ma c'è di più. Poco tempo prima di quella rilevazione, Ami Daniel, fondatore e co-presidente della Windward, denunciò che «gli iraniani stanno utilizzando vascelli da 280 metri di lunghezza, li caricano fino al limite di barili di petrolio e li tengono fermi in mare. Visto che le sanzioni gli permettevano di produrre un importo limitato di petrolio, il resto lo stoccavano sulle navi. Quei tanker sono fermi nel Golfo da forse sei mesi e attendono solo ordini». 

Ma cos'è la Windward? È un'azienda con sede a Tel Aviv creata quattro anni fa da due ufficiali di marina israeliani che si occupa di tracciare i percorsi dei vascelli, utilizzando algoritmi particolari che all'inizio dovevano servire per contrastare la pesca illegale e di frodo. Insomma, analizzano e profilano i pattern del traffico marittimo. Con il tempo, ovviamente, la tecnologia utilizzata si è sviluppata e ha permesso di tracciare anche altro, ovvero monitorare i comportamenti e le mosse inusuali che accadevano nei porti più vicini ai giacimenti e alle raffinerie di petrolio. In base ai calcoli di Windward attualmente l'Iran sta stoccando qualcosa come 50 milioni di barili di petrolio in tankers fermi nel Golfo, un ammontare molto più grande di quello ipotizzato da fonti occidentali finora, visto che Bank of America parlava 30 milioni di barili e Cnbc di circa 40 milioni. 

Sempre stando a dati di Windward, l'ammontare del greggio stoccato offshore dall'Iran è aumentato di oltre il 150% nell'ultimo anno, superando i 51 milioni di barili alla fine dell'estate, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina. Stranamente, l'aumento è coinciso con i negoziati sul nucleare con gli osservatori internazionali, durante i quali il presidente iraniano Hassan Rohani dichiarò che il suo Paese non aveva nemmeno petrolio a sufficienza per coprire il proprio fabbisogno interno. Invece, si scopre che l'ammontare di greggio finora stoccato dall'Iran è di molto superiore alla quota di produzione quotidiana dell'intera Opec, fissata a 30 milioni di barili: e parliamo di eccedenze, del surplus di produzione. 

Attualmente Teheran produce 3,3 milioni di barili al giorno, stando a dati dell'Energy Agency statunitense, più della quota di 3 milioni stabilita dalle sanzioni, le quali consentono a Teheran di esportare solo un milione di barili al giorno, come ci mostra il secondo grafico.