BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Dagli Usa un nuovo rischio per i mercati

Pubblicazione:

Janet Yellen (Infophoto)  Janet Yellen (Infophoto)

Il problema è stata la sovra-reazione dei mercati, soprattutto quelli azionario e obbligazionario sovrano, visto che il mondo intero si è trovato giovedì scorso alle 15:15 come se fosse posizionato long sul Lehman Brothers il 12 settembre del 2008. Mario Draghi non poteva permetterselo, occorreva fare qualcosa. E in fretta. Tanto in fretta che il giorno seguente al meeting, venerdì 4 dicembre, il numero uno della Bce era appunto all'Economic Club di New York, dove ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Non ci possono essere limiti particolari all'uso che possiamo fare degli strumenti a nostra disposizione. Sento di poter affermare con fiducia, e senza nessun autocompiacimento, che garantiremo il ritorno dell'inflazione al 2% senza ritardi perché stiamo usando strumenti che centreranno l'obiettivo e perché possiamo, in ogni caso, rafforzare il ricorso agli strumenti che abbiamo, se necessario». Insomma, messaggio chiaro ai mercati: Qe no limits. 

E in cosa consiste questo "no limits"? «Il rafforzamento degli stimoli deciso dalla Bce implica un aumento di 680 miliardi di euro sulle liquidità del sistema economico dell'area euro da qui al 2019, pari al 6,5% del Pil», ha spiegato lo stesso Mario Draghi, fornendo una stima dell'effetto combinato della proroga di sei mesi al piano di acquisti di titoli (da 60 miliardi di euro al mese) e della decisione di reinvestire i proventi dei titoli giunti a scadenza. E quando Mervyn King, ex governatore della Bank of England, gli ha chiesto se il discorso tenuto a New York fosse stato preparato deliberatamente per placare la reazione dei mercati del giorno precedente, Mario Draghi ha prima balbettato e poi candidamente ammesso di sì con queste sei parole: «Non esattamente… beh, certo che sì». 

Il guanto di sfida a Weidmann e Schauble era lanciato? Pare di sì, ma ora, a mio modesto avviso, entrano in gioco quattro variabili. La prima, dopo un così palese disvelamento delle divisioni all'interno del board della Bce e dopo l'inversione a U di Draghi in meno di 24 ore, la prossima volta che il numero uno avrà bisogno di blandire o calmare i mercati, questi gli crederanno? Insomma, è in ballo la cosa più importante per una Banca centrale: la sua credibilità. Seconda variabile, Draghi sta apertamente giocando una partita di sponda con Wall Street contro il club rigorista all'interno della Bce, ovvero il leader della Banca centrale europea sta adottando politiche che il nucleo forte della stessa non accetta e non condivide, mentre sono gli americani a tifare per lui. È normale e sano questo? 

Nella più classica delle coincidenze, lunedì Goldman Sachs - ex datore di lavoro di Mario Draghi - ha rivisto le sue valutazioni sul suo trade dell'anno, ovvero lo short sull'euro ed è giunta a queste conclusioni: nell'arco di 3,6 e 12 mesi la valuta europea sul dollaro è prevista a 1.07, 1.05 e 1.00 (prima era a 1.02, 1.00 e 0.95), mentre la valutazione per la fine del 2017 è passata a 0.90 da 0.80 precedente. Il risultato di questa mossa? Ciò che anche a Draghi fa comodo, l'euro è sceso subito sotto quota 1,08. Gioco pericoloso, mister President. 

Terza variabile, la più preoccupante e di largo spettro. Guardate il grafico a fondo pagina, ci mostra come reagirebbe nel trading il cosiddetto General Collateral in caso di un aumento di un quarto di punto della Fed il prossimo 16 dicembre, stando all'elaborazione di E.D. Skyrm della Wedbush. Di fatto, si sostanzierebbe in un drenaggio dal mercato di liquidità fino a un massimo potenziale 800 miliardi di dollari! 

Le stime infatti sono due, una muove il General Collateral di 8 punti base per 100 miliardi e l'altra di 2.7 punti base per 100 miliardi, il tutto parametrato a quanto il Qe2 ha mosso i tassi repo. Bene, il drenaggio di liquidità andrebbe da 310 a 800 miliardi di dollari. Per capirci, il Qe2 che mandò l'indice Standard&Poor's alle stelle tra novembre 2010 e giugno 2011 fu di "soli" 600 miliardi. Capito cosa significa, questo? Dopo le parole di Draghi a New York il mercato ha prezzato l'off-setting di quella liquidità drenata dalla Fed grazie all'ampliamento del piano della Bce, visto che i 680 miliardi di euro calcolati nelle stime di Draghi come iniezione nel sistema vanno a coprire quasi al centesimo gli 800 miliardi di dollari che la Yellen toglierà dal sistema, alzando i tassi di 25 punti base tra dieci giorni. Insomma, il destino del mondo ora è in gran parte sulle spalle di Mario Draghi e della Bce, quello di Wall Street paradossalmente per primo. Ecco spiegato il tifo dei banchieri Usa per il governatore.

 


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >