BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Dagli Usa un nuovo rischio per i mercati

Pubblicazione:

Janet Yellen (Infophoto)  Janet Yellen (Infophoto)

Piovono pietre su Mario Draghi, sotto forma di critiche aspre anche da parte di chi fino a giovedì scorso lo dipingeva come il miglior e più abile banchiere centrale del mondo. Ultimo ma non ultimo a unirsi alla vulgata dei critici, con toni trancianti, è stato lunedì William de Vries, capo del reddito fisso alla Kempen Capital Management, a detta del quale «Mario Draghi non ha mantenuto le promesse. Punto. Mentre alcuni analisti parlano ancora placidamente di promesse inferiori alle aspettative o di mancata soddisfazione delle altissime e irrealistiche aspettative del mercato, la conclusione dei mercati dei capitali è implacabile: Draghi non è più magico». Di più: «E l'Europa rischia il "cold turkey", un'espressione utilizzata dagli anglosassoni per descrivere la spiacevole e anche pericolosa esperienza della sospensione improvvisa di una droga a un tossicodipendente». 

Insomma, una bocciatura su tutta la linea, di fatto la trasposizione a parole di quanto il mercato ha fatto con i numeri giovedì scorso dopo la conferenza stampa del numero uno dell'Eurotower: i rendimenti obbligazionari tedeschi sono saliti di quasi 20 punti base, i Btp italiani di oltre 25 e, in media, le obbligazioni europee con scadenze lunghe hanno perso oltre il 2,5% del valore. «Tutto perché la Bce ha deciso di ridurre il tasso sui depositi di soli 10 punti base, mentre tutti ci aspettavamo almeno 15. Deve essere l'incubo di ogni banchiere centrale, soprattutto dopo che l'euro ha guadagnato il 3% sul dollaro, creando ulteriori aspettative deflazionistiche», ha aggiunto William de Vries alla Cnbc. Il quale, però, conclude così il suo pensiero: «Forse Mario Draghi non ha perso la sua magia, ma si potrebbe pensare che abbia perso le staffe durante l'ultima riunione del Consiglio direttivo. Adesso ha un serio problema di comunicazione, poiché la sua forward guidance dell'ultima riunione aveva portato le aspettative dei mercati dei capitali a un livello che ora sappiamo essere irrealistico». 

Insomma, la magia, l'effetto placebo infinito del "whatever it takes" del 2012 lanciato a Londra non c'è più. E lo conferma anche l'azienda di brokeraggio Berenberg, la quale ha dichiarato che «come la Fed all'inizio di quest'anno, la Bce ha fatto in modo di confondere i mercati e il pubblico. Da qui in avanti, i mercati tratteranno le parole del presidente Mario Draghi e di alcuni suoi colleghi con molto più scetticismo di prima». Insomma, la luna di miele se non è finita, certamente appare in crisi. Dunque, difetto di comunicazione, errore politico nel promettere misure inapplicabili o, come faceva notare nel suo interessante retroscena di lunedì scorso Luca Passoni su queste pagine, all'interno del board Bce la guerra senza fine fra Draghi e Weidmann potrebbe essere arrivata allo stage finale, con Wall Street che tifa apertamente per il presidente dell'Eurotower? 

Io ho una mia idea al riguardo, la quale tiene insieme tutte queste variabili, ma che si concentra su un punto finale differente: ovvero, ciò che Draghi ha detto a New York venerdì scorso parlando all'Economic Club rischia di cambiare tutto. E in peggio, perché si tratta di un azzardo senza precedenti. Partiamo da un retroscena fornito dalla Reuters, in base alla quale la scelta di Draghi nelle settimane precedenti al meeting del 3 dicembre scorso era frutto di una strategia messa in campo con il suo capo economista, Peter Praet: alzare le aspettative del mercato nei confronti del Qe al fine di giungere a ridosso della riunione con i falchi oltranzisti messi in un angolo e costretti ad accettare misure estreme. Così però non è stato, perché il Consiglio direttivo avrebbe deciso che il mercato andava deluso questa volta, visto che l'outlook economico era migliorato e le previsioni sull'inflazione non erano così brutte come si temeva. In parole povere, Weidmann si è messo di traverso e la Bce ha deciso di creare a tavolino una modesta sell-off di mercato per concedere alla Fed un po' di fiato in vista del rialzo dei tassi, lasciando che l'euro si apprezzasse per la delusione seguita alle parole di Draghi. 


  PAG. SUCC. >