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Economia e Finanza

TASSE E POLITICA/ I "finti tagli" (di Renzi & co) a spese degli italiani

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Se si esclude la spesa pubblica per interessi, che è in qualche modo obbligata, il governo può decidere che cosa fare delle sue uscite. L’Europa quindi c’entra poco, fatte salve le spese che sono state effettuate per i salvataggi dei Paesi Eurodeboli. È indubbiamente una voce che può essere ascrivibile al fatto di aderire all’Europa, all’euro e ai suoi piani di salvataggio. È una voce comunque minoritaria rispetto al bilancio complessivo. Rimane il fatto che i governi che si sono succeduti dal 2005 in poi non sono stati capaci di affrontare il nodo della spesa pubblica corrente.

 

Per tagliare la spesa sarebbe stato necessario attuare scelte politicamente scomode?

Per ripensare le regole di funzionamento dello Stato sociale occorre affrontare scelte scomode e che causerebbero un calo del consenso politico. A ciò si aggiunge lo snodo delle aziende partecipate di Comuni, Province e Regioni. Le partecipate non hanno a che fare con lo Stato sociale, bensì con la gestione dei servizi pubblici locali. Questi ultimi però costituiscono un’occasione per creare clientele e collocare il personale politico che i partiti non possono più impiegare direttamente e che quindi finisce nei consigli di amministrazione o è assunto sotto forma di dipendenti o collaboratori.

 

La pressione fiscale così elevata è collegata anche con l’evasione?

Da noi certamente l’evasione fiscale è più alta. Il notevole volume di tasse che dobbiamo pagare è diviso in modo che risulta particolarmente pesante per quanti versano quello che devono. Questo contribuisce a rendere ancora meno sopportabile il già elevato onere di tassazione.

 

(Pietro Vernizzi)

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