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FINANZA/ Il bluff che si nasconde dietro i numeri (buoni) dell'Italia

Pubblicazione:domenica 1 febbraio 2015

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Il punto è che cosa si intenda per una ripresa dell’economia. Possiamo assistere come in Spagna a un aumento del tasso di crescita, ma questo non va poi a vantaggio dei cittadini. La mia idea di ripresa personalmente è diversa. Altrimenti si finisce per dire che la Grecia si sta riprendendo, proprio mentre c’è gente che muore di fame o non ha più la copertura sanitaria.

 

Se il tempo delle vacche magre dovesse finire, i consensi di Renzi aumenterebbero?

Renzi finora ha solo parlato. È un abilissimo comunicatore, ma prima o poi i nodi verranno al pettine. Se la popolazione non toccherà con mano che c’è un’effettiva ripresa di cui può godere i benefici, difficilmente gli darà il voto. Non a caso il gradimento di Renzi è molto sceso rispetto a qualche mese fa.

 

Per il rapporto Eurispes 2015, quattro italiani su 10 (40,1%) pensano che sarebbe meglio uscire dall'euro. Secondo lei perché?

Questo riflette l’effettiva situazione di disagio degli italiani. Se le forze politiche che attualmente sono critiche nei confronti dell’euro agissero con un’informazione ancora più puntuale nei confronti dell’eventuale uscita, la percentuale delle persone contrarie all’euro sarebbe molto più alta. Chi è contrario all’euro si deve impegnare di più anche sul piano della comunicazione, perché in questo modo si otterrebbe molto di più.

 

È un problema di informazione?

Sì. Il 99,9% dell’informazione è infatti ancora in mano al pensiero unico che rappresenta solo la bontà e i privilegi del fatto di appartenere all’area euro. La responsabilità di questo fatto è delle forze politiche schierate contro l’euro, che dovrebbero fare più comunicazione attiva nei confronti della popolazione. Non ci si deve invece accontentare degli slogan che invece preoccupano soltanto l’elettorato. Bisogna spiegare in modo puntuale che alla fine il ritorno alla lira è il danno minore.

 

(Pietro Vernizzi)



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