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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Usa, in "gran segreto" la Fed torna a comprare titoli

Janet Yellen (Infophoto)Janet Yellen (Infophoto)

Insomma, la Fed - a dispetto di quanto si pensi - continua a operare come il più grande prestatore di ultima istanza del mondo, nonostante il dollaro in aumento e la ripresa stagnante in Europa, ora aggravata dal caso greco. E per farvi capire quanto sia grave la situazione, ecco come Michael Ivanovitch, presidente dell'agenzia di ricerca economica Msi Global di New York, descrive quanto sta accadendo: «Alla luce di tutto questo, non gridate contro la Fed. È l'unica istituzione che sta tenendo insieme l'economia mondiale». E l'America sa quando c'è da intervenire: non lo dice ma lo fa, a differenza dell'imbelle Europa. Guardate i primi due grafici a fondo pagina: ci mostrano come da un lato negli ultimi sei mesi negli Usa ci sia stato un crollo degli ordini di beni durevoli, vista la divergenza di andamento rispetto all'indice Standard&Poor's 500, storicamente correlata all'82% e dall'altro il Citigroup Economic Surprise Index parla la lingua di una divergenza nella direzione delle due serie mai vista negli ultimi dieci anni. 

Come vi dicevo prima, gli Usa agiscono in silenzio a livello ufficiale ma hanno comunque degli agit-prop che giustificano indirettamente verso i mercati e il grande pubblico quanto sta accadendo dietro le quinte. In questo caso si tratta di Goldman Sachs, la quale mentre tutti gli osservatori strepitavano per l'aumento dello 0,5% del salario giornaliero medio a gennaio mandava in tv il suo capo economista, Jan Hatizus, a smontare quei numeri, gettando l'allarme sul fatto che ragionando su base annuale e non mensile la crescita salariale negli Usa è ancora bloccata ai livelli minimi registrati durante la crisi finanziaria post-Lehman. Già, intervistato da Steve Liesman alla Cnbc, Hatzius ha caricato il fucile a pallettoni e ha sparato: «La ratio tra occupazione e livello occupazionale è ancora sotto del 4% rispetto a quanto era nel 2006 e anche se un 2% può essere spiegato dall'invecchiamento della popolazione, i numeri relativi ai salari ci dicono che non siamo assolutamente vicini, anche se ci stiamo avvicinando». 

Vicini a cosa? All'evento più temuto, ovvero che alla fine del Qe la Fed aggiunga anche la disgrazia dell'aumento dei tassi di interesse poiché l'obiettivo occupazionale è stato centrato, tanto che Hatzius pensa che «l'opportunità di mostrare pazienza sia ancora molto forte». E direi che il terzo grafico parla chiaramente la stessa lingua del capo analista di Goldman Sachs, il più importante corpo intermedio del potere Usa, prima che una banca d'affari. E sapete perché le dinamiche salariali, a dispetto dei numeri ufficiali alla Fausto Tonna, crescono poco: ce lo dice il quarto grafico, il quale mostra che la differenza tra lavoratori dell'industria manifatturiera, ovvero ciò che ha fatto grandi gli Usa nel mondo, e camerieri ha toccato a gennaio il minimo storico di 1,387 milioni, quando il 31 gennaio del 1990 era pari a 11,3 milioni. Insomma, a gennaio il numero di camerieri e baristi è salito negli Usa di 35mila unità, portando il totale a 10,946 milioni, mentre quello di lavoratori nella manifattura è salito solo di 22 mila unità, l'aumento minore da cinque mesi, che ha portato il totale a 12,330 milioni. 

Eh già, perché il "miracolo" occupazionale del governo Obama e della Fed in iperattività onnivora si è sostanziato in questo, l'aumento degli occupati in due settori, sanità grazie al programma governativo Obamacare e i servizi legati alla ristorazione, il cui combinato ha garantito più del 60% dei posti di lavoro creati da quando Obama è al potere, gennaio 2009, occupazioni però di bassa qualità, stando alla definizione che utilizza la Gallup e di cui vi ho parlato la scorsa settimana.