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SPY FINANZA/ Usa, in "gran segreto" la Fed torna a comprare titoli

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Janet Yellen (Infophoto)  Janet Yellen (Infophoto)

Sapete chi ha pronunciato questa frase e quando? Kenneth Garbade e Jamie McAndrews, membri della Fed di New York, il 29 agosto del 2012 in un articolo pubblicato proprio dal sito della Federal Reserve nella sezione "Liberty Street Economics". E se vi ricordate, la scorsa settimana vi dicevo che, calcolando il dato a livello mondiale, bonds sovrani per un controvalore di 3,6 triliardi di dollari, il 16% dell'indice JP Morgan, già oggi sono tradati con rendimenti negativi. Bene, da ieri abbiamo una certezza in più riguardo al fatto che, nonostante la promessa del 2013 di una rinormalizzazione delle loro politiche, le Banche centrali siano ancora l'unico motore immobile del mercato: guardate il primo grafico a fondo pagina preparato da Morgan Stanley, ci mostra come non solo le emissioni obbligazionarie governative nette nel 2015 saranno al livello più basso di sempre, ma, per la prima volta in assoluto, addirittura negative. Ovvero, per la prima volta nella storia, le Banche centrali stanno monetizzando il 100% delle emissioni globali di debito sovrano. Date retta a me, lasciate perdere la Grecia, la notizia vera è questa e che la Fed è tornata a comprare, un qualcosa che non deve farci stare affatto tranquilli. Atene può certo essere il detonatore, ma il problema serio sono le cariche di esplosivo collegate e quello sono Usa e Cina, con il Giappone pronto a dare il suo contributo all'instabilità finanziaria globale. Anzi, comincio a pensare che il trambusto greco sia uno straordinario diversivo per catturare l'attenzione del mondo e per distorgliela proprio da quanto sta succedendo negli Stati Uniti a livello economico e finanziario. Attenzione alle cortine fumogene: ce ne sono dappertutto in questi giorni di confusione e tensione.

 

P.S.: Quasi dimenticavo. A confermare il quadro di recessione globale che vi dipingo da giorni e di fatto a giustificare implicitamente il cambio di policy della Fed, ieri è arrivato il dato aggiornato sul Baltic Dry Index, sceso al minimo storico di 554 dopo aver inanellato cali per 47 degli ultimi 51 giorni. E visto il dato sul collasso di import ed export cinese di cui vi ho parlato ieri, ancora da incorporare del tutto, preparatevi a stabilire un nuovo record al ribasso al giorno, da qui a quando la Fed romperà gli indugi e tornerà a stampare in grande stile. Non manca molto, rendimenti in caduta libera, prezzo del petrolio basso, dollaro forte e dinamiche occupazionali/salariali che deludono sono tutti ottimi pretesti da utilizzare quando il punto di non ritorno si avvicinerà. E, come vi ho dimostrato, negli Usa in quanto a creatività nella compilazione ad hoc dei dati non sono secondi a nessuno.

 

 



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