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SPY FINANZA/ La "tempesta perfetta" che arriva da Oriente

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Inoltre, gli indicatori di mercato riguardo l'inflazione stanno già segnalando cali delle aspettative, ovvero una già avvenuta perdita di fiducia nei confronti del Qe: i breakevens a cinque e dieci anni subito dopo l'annuncio di Mario Draghi erano a quota 1,8%, già oggi sono sotto l'1,6%. Tanto che per Eamonn Butler, direttore dell'Adams Smith Institute, «se la Bce non riesce a far funzionare il proprio piano, una rottura dell'eurozona è la logica conseguenza che dobbiamo attenderci». Già. Il problema, qui, è che il vento distruttore spira da tutte le parti. 

Ricordate cosa accadde nel 2007? Il collasso dei prezzi degli immobili negli Usa innescò la crisi prima dei mercati del credito e poi bancaria: certo, l'azzardo morale dei mutui subprime è da biasimare, ma quello non fu la causa della crisi, era solamente il sintomo di qualcosa di più serio, ovvero il credito facile, il basso se non inesistente rischio e la promessa di un sempre nuovo salvataggio se fosse stato necessario, il concetto malato di "too big to fail". Il problema è che la colossale stamperia keynesiana che ha alluvionato il mondo nella speranza fallace di rimettere le cose apposto ha fallito, garantendo solo i rally azionari e ora il prezzo di quel fallimento si fa visibile: l'economia cinese cresceva del 12% nel 2010, salvo calare al 7,7% nel 2013 e al 7,4% lo scorso anno, il dato più basso degli ultimi 24 anni e per quest'anno le previsioni sono per un ulteriore rallentamento al 7%. 

Insomma, ciò che era un boom, quello immobiliare, ancora una volta sta tramutandosi in un bust, con il forte rischio che trascini con sé l'intera economia quando la bolla scoppierà del tutto. Come in una nemesi da contrapposizione dei blocchi, la seconda crisi globale del credito sta per svilupparsi a oltre 7mila chilometri da dove emerse la prima: dagli Usa, patria un tempo del libero mercato alla Cina, campione del mondo del capitalismo di Stato e della "mano visibile". I bonds delle aziende cinesi del real estate stanno crollando come dei domino: Kaisa, il leader del settore nello Shenzhen e quotata a Hong Kong, era stata in grado in questi anni di finanziarsi sui mercati internazionali per 2,5 miliardi di dollarimì, ma la scorsa settimana è stata salvata dalla sua rivale Sunac, dopo aver fatto default sulle proprie obbligazioni. E la lista di chi sta per andare a fare compagnia a Kaisa, sempre che ci sia un "cavaliere bianco" pronto a rilevare quanto resta, si sta allungando giorno dopo giorno, con Glorious Property e Fantasia che stanno assistendo al crollo impietoso del valore dei loro bonds, di fatto vittime del contagio in atto. 

Come vi dicevo pochi giorni fa, le autorità cinesi hanno provato a intervenire per contenere la situazione, con la Banca del popolo che ha tagliato a sorpresa di 50 punti la Reserve Requirement Ratio per le banche, passata dal 20% al 19,5%, ma al di là della limitatezza di quanto questa mossa liberi nel sistema a livello di liquidità, il problema è che il sistema del credito in Cina è completamente insostenibile se non si crea dal nulla, ogni anno, nuova moneta per rifinanziare quella vecchia e in sofferenza. Serve un sorta di stamperia in servizio permanente effettivo: impossibile. E, come vi dicevo, questa situazione si sta riverberando già oggi su quella che nell'estate del 2008 fu la cartina di tornasole di quanto stava per accadere Oltreoceano: lo Shibor, ovvero il misuratore del credito interbancario cinese, è a livello molto elevati, sintomo che la paura delle banche cinesi di prestare soldi alle rivali sta salendo di giorno in giorno. 


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