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FINANZA E POLITICA/ Grecia e Ucraina mettono "all'angolo" Ue e Usa

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Il rischio è che con una crisi greca che si incancrenisce potrebbe ridursi questo favore accordato dai mercati al finanziamento del nostro debito pubblico grazie al Quantitative easing. Parte dei guadagni generati potrebbero quindi perdersi. Ciò si aggiungerebbe alla non restituzione della quota di prestiti fatti dall’Italia alla Grecia pari a 40 miliardi di euro, che equivalgono al 2% di rapporto debito/Pil.

 

Che cosa succederebbe se la Grecia decidesse di non pagare?

Il rischio sarebbe il fallimento dello Stato ellenico. Atene ha già ristrutturato per due volte il proprio debito, questa sarebbe la terza. Il punto è che se vogliamo rendere sostenibile l’attuale livello di debito, la Grecia dovrebbe pagare un tasso d’interesse non superiore all’1%. Con un rapporto debito/Pil del 175%, un surplus dell’1% e una deflazione dell’1%, la Grecia non può pagare un tasso d’interesse troppo elevato. È questa la strada da seguire, e non invece un taglio del debito.

 

Nel momento in cui è in corso la crisi ucraina, l’Ue può permettersi di aprire un secondo fronte in Grecia?

Certamente no. Bisogna evitare che il fronte occidentale si indebolisca, ed è interessante vedere come gli Stati Uniti siano scesi in campo spingendo l’Europa a trovare un accordo. Washington ha tutto l’interesse a evitare che la Grecia si allontani dall’Europa, uno scenario peraltro piuttosto fantascientifico. In questo momento Mosca non è in grado di fornire aiuti ad Atene, perché si trova in una situazione economica molto difficile, con un’inflazione molto forte e una svalutazione del rublo.

 

Quindi le uscite di Tsipras sulla Russia sono solo provocazioni?

Il punto è che promettendo aiuti alla Grecia, la Russia si caricherebbe di un impegno oneroso in un momento difficile. Il giusto equilibrio in questa trattativa va trovato venendo incontro alla Grecia. Parte dell’aggravio di debito che stanno vivendo i Paesi del Sud dell’Eurozona dipende anche dal fatto che la Bce non è riuscita a garantirci uno scenario di moderata inflazione che avrebbe reso più basso l’onere del debito stesso. La Bce ha la responsabilità di una parte del debito, e quindi deve ridurre le sue pretese come creditore.

 

(Pietro Vernizzi)



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