BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SPILLO/ Il "teorema Ubi" fra riforma Popolari e Rcs

Mentre si parla di riforma delle banche popolari, la Guardia di finanza ha nuovamente perquisito la sede di Ubi Banca, su ordine della Procura di Bergamo. Il commento di ANTONIO QUAGLIO

Giovanni Bazoli (Infophoto)Giovanni Bazoli (Infophoto)

Non sta agli organi di informazione - ma neppure alla Procura della Repubblica di Bergamo - decidere se i comportamenti di alcune associazioni di soci di Ubi (quinta banca italiana e seconda con modello cooperativo) costituiscano o no reato. Una prima valutazione (rinvio a processo oppure no) spetterà - forse - al giudice dell’udienza preliminare. La sentenza - alla fine dell’eventuale procedimento - sarà prerogativa della magistratura giudicante: in tre gradi e in via indipendente rispetto alle ipotesi accusatorie degli inquirenti.

Non è compito degli organi d’informazione - ma neppure del governo o delle authority di vigilanza creditizia, tanto meno della magistratura - stabilire se la governance cooperativa debba essere cancellata per decreto dal sistema bancario per far spazio obbligatorio alla società per azioni, come ha deliberato due settimane fa il Consiglio dei ministri. Nell’ordinamento democratico italiano la sovranità legislativa resta affidata al Parlamento nazionale: almeno per ora. E se il compito dei magistrati (inquirenti) è l’esercizio dell’azione penale “senza se e senza ma”, analogo è quello degli organi di informazione: registrare quanto più possibile obiettivamente i fatti di cronaca.

Ieri mattina la Guardia di finanza ha nuovamente perquisito la sede di Ubi Banca, su ordine della Procura di Bergamo. A quanto si è appreso l’iniziativa concerne “nuovi filoni d’indagine” riguardo un fascicolo aperto già nella primavera del 2014. Lo ha confermato uno degli indagati “a mezzo stampa”, ribadendo che tuttavia l’indagine è la stessa e che si sente sempre “estraneo ai fatti”: Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo e anche - nella circostanza - dell’Associazione fra soci della Banca Lombarda e Piemontese (confluita in Ubi). 

L’associazione - secondo il Pm Fabio Pelosi - è indagata per l’ipotesi di “illecita influenza sull’assemblea” di Ubi nel 2013: assieme ad altre organizzazioni fra le quali la Confaib (artigiani) e la Compagnia delle opere di Bergamo. Questi soggetti - assieme all’ufficio soci di Ubi - avrebbero gestito un sistema di “deleghe in bianco” che avrebbero determinato l’esito dell’assemblea Ubi nell’aprile 2013: quando fu nominato presidente del consiglio di sorveglianza Andrea Moltrasio, ex presidente degli industriali bergamaschi. Quest’ultimo è finito nel mirino degli inquirenti assieme all’intero stato maggiore del gruppo Ubi: il vicepresidente Mario Cera; il presidente del consiglio di gestione Franco Polotti, l’amministratore delegato Victor Massiah; il consigliere Emilio Zanetti, storico leader della Popolare di Bergamo. 

In quell’assemblea - presenti in proprio o per delega 13mila soci - Moltrasio vinse su altre due liste: una guidata dall’economista Andrea Resti, l’altra da Giorgio Jannone, più volte parlamentare di Fi-Pdl e industriale cartario. Una tradizionale contesa assembleare di banca cooperativa. Di quelle che non piacciono più al Governo e neppure alla Banca d’Italia: che fanno proprie le raccomandazioni di mercati, Ue, Fmi, ecc. volte a cancellarle con un tratto di penna. Anche se ciò non potrà avvenire che attraverso la conversione in legge del Parlamento, fra oltre un mese.


COMMENTI
12/02/2015 - NON BUTTARE VIA IL BAMBINO CON L'ACQUA SPORCA (Massimiliano PANIZZA)

Quello che è avvenuto sugli organi di stampa ieri per il caso UBI è drammatico e paradossale; l'articolo di Repubblica è fuorviante nonché poco preciso. Fu una contesa assembleare condotta col coltello fra i denti da tutte le liste ma nell'ambito delle normali schermaglie "normative". Quello che è grave semmai è la notizia del Commissariamento di Popolare Etruria e Lazio..come volevasi dimostrare alcune popoalri hanno molti più crediti tossici in "proporzione" di Intesa ed Unicredit ....