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SPY FINANZA/ Dal petrolio al Giappone, le "scosse" che fanno tremare i mercati

Pubblicazione:giovedì 12 febbraio 2015

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Veniamo ora allo stato di salute dell'economia globale, partendo dal grafico a fondo pagina, il quale ci mostra plasticamente come il Baltic Dry Index ieri abbia sfondato il record storico del 31 luglio 1986 di un punto, attestandosi al ribasso a quota 553. E molte banche d'affari cominciano a pronosticare che questo sia soltanto l'inizio, ad esempio Goldman Sachs, la quale attraverso David Kostin ha previsto che la crescita delle vendite per le aziende quotate all'S&P's 500 nel 2015 sarà pari allo zero per cento. E c'è chi va giù più duro, come Bank of America, per la quale l'economia mondiale si contrarrà appunto di 2,3 triliardi di dollari quest'anno a causa del rafforzamento del dollaro: sarebbe la sesta volta dal 1980 che il Pil nominale globale si contrae riferito al dollaro e la seconda più netta contrazione dopo quella del 2009, destinata ad avere implicazioni sui mercati, soprattutto per quanto riguarda proprio il prezzo delle commodities. E non stiamo parlando di un dato irrilevante, visto che quella cifra equivale al 3,2% del Pil globale del 2014 o, per metterla in prospettiva, l'economia della Gran Bretagna. Oltretutto, dalla pubblicazione del suo report Year Ahead a oggi, Bank of America ha cambiato di pochissimo le sue stime per la crescita reale, visto che si attende un'accelerazione della crescita reale a livello globale del 3,5% quest'anno contro il 3,3% del 2014 e il numero di beni e servizi prodotti accelererà a un ritmo ancora più veloce, peccato che la maggior parte di questi verranno prodotti in nazioni la cui valuta si è deprezzata rispetto al dollaro e tendenzialmente continuerà a farlo nel medio termine. 

E il calo del prezzo delle commodities ha due conseguenze dirette: incoraggia gli investitori finanziari ad abbandonare le materie prime, spostandosi verso assets più sicuri e rafforza ulteriormente il dollaro, il quale ha sua volta schiaccia ulteriormente al ribasso i prezzi delle commodities anche se questi non calano se misurati in valute estere differenti. L'ultimo link sta già funzionando, visto che il dollaro continua a rafforzarsi verso nazioni e aree che stanno espandendo la loro politica monetaria - come Giappone e Ue - e contro le valute dei Paesi esportatori: insomma, lo stesso fattore che sta drenando dal Pil nominale globale 2,3 triliardi dollari è coinvolto anche nel deprezzamento delle commodities, visto che la correlazione tra la crescita del Pil globale e il cambiamento annuale dei prezzi di petrolio e rame dal 1981 è rispettivamente del 29% e del 59%, mentre dal 2000 a oggi è del 67% e del 65%. 

C'è poi un'altra implicazione, ovvero che l'economia americana diventerà sempre più importante come conseguenza del rafforzamento del dollaro: stando a calcoli di Bank of America, la percentuale statunitense nel novero dell'economia mondiale toccò il minimo del 23,5% nel 2011 ed è rimasta più o meno a questi livelli finora, ma nel passato le fluttuazioni del dollaro portarono a scostamenti di 10 punti percentuali di questa quota, quindi entro il 2016 ci si attende un rialzo al 27% del totale per l'economia americana. 

Veniamo poi alla Grecia, al centro dell'attenzione economica e finanziaria - prima ancora che politica - ormai da settimane. Stando agli analisti di Morgan Stanley, se si arrivasse veramente allo scenario più estremo, ovvero l'uscita di Atene dall'eurozona, non solo il concetto di irreversibilità dell'euro subirebbe un colpo mortale e potrebbe innescare i prodromi di un collasso dell'eurozona stessa, ma l'euro/dollaro potrebbe schiantarsi a 0,90. 

 


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COMMENTI
12/02/2015 - Ma un sussulto di autostima linguistica. no ? (Tiziano Villa)

Caro Bottarelli, leggo spesso le sue interessanti analisi economiche. Un'annotazione linguistica: oggi mi sono fermato alla frase " ... invece, ci mostra come il sentiment di chi opera sui mercati sia drammaticamente cambiato ..." Ora va bene che in molti contesti si scrive ormai in anglo-italiano (in quello dell'analisi economica in particolare), ma quel "sentiment" non va giu', dice di un clima (pardon, lei qui direbbe sentiment) di colonietta culturale. Ma un sussulto di autostima linguistica. no ? Non me ne voglia. Con stima.

 
12/02/2015 - certo...prima o poi avrà ragione (marco pezzi)

che dire...prima o poi avrà ragione anche Lei. Si ricordi (e dopo un migliaio di chiamate a vuoto sull'imminente crollo della finanza mondiale negli ultimi due anni dovrebbe averlo capito) che i mercati crolleranno un giorno, ma sicuramente quando nemmeno Lei lo aspetterà. Buona giornata.