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SPY FINANZA/ Dal petrolio al Giappone, le "scosse" che fanno tremare i mercati

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E quei fondi speculativi sono gli stessi che sono stati long sull'indice di Tokyo per due anni, aiutando a creazione e la sostenibilità di un rally di quasi il +60%, ma a gennaio anno deciso di cambiare strategia, sostanzialmente basando la loro scelta sulla capacità stessa della Bank of Japan di riuscire a gestire in maniera prolungata una fornitura di liquidità di quel livello e a quale prezzo. A novembre il Nikkei è cresciuto del 13%, spinto da due eventi accaduti il mese prima: la decisione della Banca centrale di iniettare liquidità addizionale e l'annuncio del Fondo pensioni governativo (Gpif), il più grande al mondo, di raddoppiare le sue detenzioni di titoli giapponesi. Follie keynesiane all'ennesima potenza, altro che malinvestment, ma da allora il rally è andato in stallo, con l'indice attualmente giù dell'1,6% dal suo picco più recente, quello dell'8 dicembre e con gli investitori stranieri che solo nel mese di gennaio hanno venduto titoli per un controvalore di 7,6 miliardi di dollari, stando a dati del Ministero delle finanze nipponico. 

Insomma, la speculazione sta scommettendo al ribasso contro il Gpif, un fondo con detenzioni per 1,07 trliardi di dollari e intenzionato a vedere crescere il suo stock di titoli in portafoglio dal 12 al 25%, una scelta che in teoria necessiterebbe di acquisti di titoli per circa un triliardo di yen al mese per i prossimi tredici mesi, ma che sconta la politica storica del Fondo, ovvero comprare sui minimi: attualmente il Nikkei è a quota 17652 punti ed è generalmente condivisa l'ipotesi in base alla quale il Gpif comincerà a comprare attorno a quota 17000. Inoltre, con la loro scelta gli hedge funds stanno anche cercando di liberare liquidità per proteggersi da rischi potenziali sullo scenario mondiale, come l'aumento dei tassi da parte della Fed o proprio l'addio della Grecia all'euro, ma di base resta la convinzione che le promesse di crescita economica del governo, a fronte di rischi enormi per la stabilità finanziaria, non verranno mantenute. 

Per Vivek Misra, equity strategy di Societe Generale per l'Asia, «è la fine della luna di miele dell'Abenomics». Pregate di no, altrimenti altro che crisi greca. Per tamponare il fallout di un evento simile servirebbe solo una cosa, una guerra. E forse Barack Obama, scherzando con il fuoco russo o chiedendo poteri speciali nella lotta all'Isis, sta proprio pensando a questa estrema ipotesi.

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COMMENTI
12/02/2015 - Ma un sussulto di autostima linguistica. no ? (Tiziano Villa)

Caro Bottarelli, leggo spesso le sue interessanti analisi economiche. Un'annotazione linguistica: oggi mi sono fermato alla frase " ... invece, ci mostra come il sentiment di chi opera sui mercati sia drammaticamente cambiato ..." Ora va bene che in molti contesti si scrive ormai in anglo-italiano (in quello dell'analisi economica in particolare), ma quel "sentiment" non va giu', dice di un clima (pardon, lei qui direbbe sentiment) di colonietta culturale. Ma un sussulto di autostima linguistica. no ? Non me ne voglia. Con stima.

 
12/02/2015 - certo...prima o poi avrà ragione (marco pezzi)

che dire...prima o poi avrà ragione anche Lei. Si ricordi (e dopo un migliaio di chiamate a vuoto sull'imminente crollo della finanza mondiale negli ultimi due anni dovrebbe averlo capito) che i mercati crolleranno un giorno, ma sicuramente quando nemmeno Lei lo aspetterà. Buona giornata.