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SPY FINANZA/ Dal petrolio al Giappone, le "scosse" che fanno tremare i mercati

Pubblicazione:giovedì 12 febbraio 2015

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Aumentano, giorno dopo giorno, i segnali di nervosismo sui mercati. Anzi, in alcuni casi, di vero e proprio panico preventivo. Guardate i grafici a fondo pagina: il primo ci mostra come quella creatasi questa settimana sia la più grande posizione speculativa long sui futures del Vix mai vista, quindi implicitamente una scommessa al ribasso sugli indici azionari, essendo quell'indicatore la cartina di tornasole della paura e della volatilità; il secondo, invece, ci mostra come il sentiment di chi opera sui mercati sia drammaticamente cambiato, passando dall'ottimismo a oltranza della seconda metà del 2014 alla quasi certezza che un crash sulle equities sia ormai una questione di "quando" e non di "se". Con la gran parte delle aziende quotate sull'indice S&P's 500 che hanno già presentato i loro conti, gli investitori stanno riposizionandosi: la crescita degli utili è salita del 4%, mentre le entrate solo dell'1% e ora ci si ritrova a fare i conti con delle guidance aziendali che parlano la lingua di una prospettiva negativa, sintomo che le guerre valutarie in atto - e destinate a intensificarsi - andranno a erodere la crescita di qualche punto percentuale. 

Insomma, sui mercati sta arrivando l'inverno, dopo l'estate garantita dalla Fed e l'autunno vissuto di rendita? «Assolutamente sì, nel breve termine l'inverno arriverà in Europa, mentre gli Usa lo eviteranno ancora per un po'. Stranamente, sta muovendosi da Sud verso Nord, visto che finalmente la Grecia sta per affrontare la scelta che era inevitabile fin dall'inizio della sua crisi», sentenzia Michael Ashton, seguitissimo blogger di E-Piphany. Ma il problema è che la situazione è talmente complessa e pericolosa che gli stessi banchieri, quelli che usualmente nascondono la verità dietro la maschera dell'ottimismo, cominciano a parlare pubblicamente di un'inversione al ribasso per le prospettive economiche globali. 

Qualche esempio? Il prezzo del petrolio potrebbe presto toccare quota 20 dollari al barile, la Grecia uscirà dall'eurozona, spedendo l'euro/dollato a 0,90 e soprattutto la prospettiva di una contrazione per l'economia globale per qualcosa come 2 triliardi di dollari quest'anno. Cominciamo dal petrolio, il quale nelle ultime due settimane sembrava aver toccato il mitologico "bottom" e innescato un rally rialzista, salvo dover fare i conti con la speculazione al Nymex che sfrutta le chiusure per mettere in corner la concorrenza e modificare artatamente le valutazioni e ieri con il dato delle scorte Usa, salite la settimana scorsa di 4,868 milioni di barili, che ha spedito i prezzi ancora al ribasso. Bene, per Citibank dobbiamo invece prepararci ad un altro calo, il cui picco al ribasso potrebbe essere appunto in area 20 dollari al barile. 

Perché? «Il recente rally è stato una burla, non un punto di svolta sostenibile. Solo il calo degli impianti estrattivi negli Usa, i continui tagli del capex nel comparto upstream, la lettura di dati tecnici e le ricoperture delle posizioni short hanno sostenuto il balzo del +8,1% registrato a fine gennaio e nella prima settimana di febbraio. Il problema è che i fattori di mercato sul breve termine sono negativi e ci prospettano ulteriore pressione per i prossimi due mesi, se non di più. Il mercato del petrolio dovrebbe trovare il "bottom" tra la fine del primo trimestre e l'inizio del secondo a un prezzo significativamente più basso del range dei 40 dollari, dopo il quale i mercati potranno cominciare a bilanciarsi, prima con la fine dello stoccaggio di riserve e poi con l'inizio del loro utilizzo. E' impossibili dire con precisione quale sarà il punto di "bottom", il quale infatti potrebbe essere addirittura attorno al range dei 20 dollari per poco tempo, vista l'extra-offerta e l'economicità della politica di stoccaggio». E la verità è che molte aziende non possono permettersi il lusso di chiudere i loro impianti, visto che sono esposte enormemente alla leva e stanno lottando anche soltanto per servire il debito esistente: quindi, devono continuare a pompare per garantirsi entrate che vadano a tamponare i loro obblighi finanziari con i creditori. Non lo dico io, ma la Banca per i regolamenti internazionali, a detta della quale «vista l'alta concentrazione di debito che grava sul settore, un calo nel prezzo del petrolio indebolisce i bilanci dei produttori e contrae le condizioni del credito, un mix che potenzialmente può esacerbare il calo ulteriore della valutazione come risultato, ad esempio, della vendita di assets petroliferi. Secondo, in termini di flussi, un pezzo più basso riduce i flussi di cassa e aumenta il rischio di crisi sulla liquidità, situazione che può rendere un'azienda incapace di pagare gli interessi sul debito. E proprio gli obblighi di servizio del debito potrebbero indurre a una prosecuzione della produzione fisica di petrolio per mantenere flussi di cassa, ritardano la riduzione dell'offerta nel mercato». Insomma, se il prezzo del petrolio non sale e significativamente quest'anno, molte aziende andranno a pancia all'aria e usciranno dal mercato con i piedi davanti: e ogni istituzione finanziaria esposta al debito di queste aziende o su derivati energetici rischia di pagare pesantemente questa situazione.

 

 


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COMMENTI
12/02/2015 - Ma un sussulto di autostima linguistica. no ? (Tiziano Villa)

Caro Bottarelli, leggo spesso le sue interessanti analisi economiche. Un'annotazione linguistica: oggi mi sono fermato alla frase " ... invece, ci mostra come il sentiment di chi opera sui mercati sia drammaticamente cambiato ..." Ora va bene che in molti contesti si scrive ormai in anglo-italiano (in quello dell'analisi economica in particolare), ma quel "sentiment" non va giu', dice di un clima (pardon, lei qui direbbe sentiment) di colonietta culturale. Ma un sussulto di autostima linguistica. no ? Non me ne voglia. Con stima.

 
12/02/2015 - certo...prima o poi avrà ragione (marco pezzi)

che dire...prima o poi avrà ragione anche Lei. Si ricordi (e dopo un migliaio di chiamate a vuoto sull'imminente crollo della finanza mondiale negli ultimi due anni dovrebbe averlo capito) che i mercati crolleranno un giorno, ma sicuramente quando nemmeno Lei lo aspetterà. Buona giornata.