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BANCHE E POLITICA/ La festa della Borsa che prepara la "conquista" dell'Italia

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Ma perché ciò avvenga bisogna liberare le banche dalla zavorra delle sofferenze (188 miliardi contro 84 di possibile realizzo) che comportano costi e bruciano capitali a danno degli impieghi. Soprattutto nelle banche medie e piccole (popolari e non) che operano dal Veneto al Centro-Sud, le più fragili assieme a Monte Paschi. È questa la ragione che spinge verso quella che, impropriamente, viene definita bad bank. Sarà probabilmente un spv (special purpose vehicle) in cui far confluire una buona parte dei crediti "tarocchi" che affliggono il sistema. Gli esempi in materia non mancano, come conferma un recente studio di due esperti del Fondo monetario internazionale, Nadège Jassaud e Kenneth Kang, che offre una vasta carrellata delle soluzioni utilizzate nell'ultimo quarto di secolo. 

Di sicuro, il ministro Pier Carlo Padoan non sceglierà la ricetta svedese (anni Novanta) o tantomeno quella giapponese (2002): le regole Ue non consentono infatti operazioni in odore di aiuti di Stato quale quella adottata da Tokyo, ove i crediti dubbi finirono senza tanti complimenti in pancia allo Stato che, si sa, non ha troppe remore a stampare nuovi Japan Bond. Né si potrà seguire la ricetta spagnola: Madrid ha dovuto sottoporre la sua bad bank alle autorità di Bruxelles, accettando una supervisione seppur temporanea che ha il sapore della perdita di sovranità. Non resta che la strada di un veicolo a cui il Tesoro parteciperà, per via diretta o attraverso la Cdp, con una quota di minoranza e/o con un sistema di garanzie a vantaggio degli investitori per rendere gli assets più appetibili. 

In ogni caso, i nuovi titoli dovranno fornire "remunerazioni adeguate" al sostegno pubblico, al momento della cessione ad altri investitori, probabilmente internazionali, a caccia di buone occasioni per far fruttare i capitali sotto i cieli della deflazione e dei tassi zero. Com'è accaduto in Spagna, ove la bad bank ha consentito alle banche di smobilitare ingenti patrimoni, per lo più immobiliari, frutto di incagli e sofferenze. 

I big della finanza hanno potuto disporre di un'offerta di dimensioni adeguate e "pulita" da possibili pendenze legali. Di qui l'arrivo nella penisola iberica di Warren Buffett, Bill Gates o Kohlberg and Kravis, gruppi che finora in Italia hanno operato meno di quanto voluto. Senza dimenticare che, una volta ripulito (almeno un po') di incagli vari, perfino Montepaschi rischia di diventare una preda appetibile. 

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