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Economia e Finanza

CAOS GRECIA/ Così Craxi "risolve" la trattativa Tsipras-Ue

Tsipras e Juncker (Infophoto)Tsipras e Juncker (Infophoto)

Andare più a fondo rischierebbe di fare saltare il tavolo in una fase in cui nessuno vuole farlo. Non tanto perché dal 2008 il Pil nominale greco ha subito una contrazione del 22%, i salari reali un taglio di pari portata (ma del 40% per la fascia di età tra i 18 e i 24 anni), il valore delle abitazioni (la prima destinazione del risparmio delle famiglie anche nella Repubblica ellenica) una riduzione del 40%. E neanche perché si temano i riflessi dell’uscita della Grecia dalla moneta unica sull’intera eurozona. Ma a causa della situazione nel Mediterraneo e dell’avamposto in Cirenaica posto dall’autoproclamato Califfato islamico. Oggi tutti vogliono pace e stabilità sul fronte greco: la situazione è drammaticamente cambiata nel giro di una settimana.

Sono state scartate le proposte di prestiti i cui interessi siano collegati all’andamento del Pil reale oppure di prestiti senza scadenza ma tali di assicurare una “rendita” ai creditori (in gran parte Stati e organizzazioni internazionali). In effetti, il pittoresco Varoufakis ha mostrato di avere poca fantasia ripescando idee e strumenti della Russia zarista (per finanziare la transiberiana) e dell’Italia mussoliniana (per la “Guerra d’Abissinia” che ci avrebbe fatto diventare un Impero).

Tuttavia, proprio Ocse e Fmi hanno suggerito che se il programma di riassetto strutturale è di qualità (e non si basa su grandi incrementi del gettito da imputarsi a una maggiore e migliore lotta all’evasione e alla corruzione), per la Grecia si potrebbe riprendere una proposta del Rapporto Craxi del 1990 all’Assemblea Generale Onu per i paesi più indebitati: rimettere, in fasi, parte del debito greco man mano che le riforme strutturali hanno effetto e aumenta la produttività complessiva del Paese.

Occorre dire che Tsipras contava molto sull’apporto e appoggio di Renzi poiché sia Portogallo che Spagna sono guidati da Presidenti del Consiglio di centrodestra. Non solo, ma il leader italiano aveva ostentato amicizia e comunanza d’intenti con forti abbracci durante la visita fatta dal greco a Roma. Tuttavia, Renzi è stato molto preso dal fronte interno, e la manifestata intenzione di andare avanti senza il contributo dell’opposizione nella riforma della Costituzione e della legge elettorale gli ha fatto perdere quel po’ di autorevolezza che aveva conquistato nell’eurozona.

A tendere la mano a Tsipras (e a rammentare come per vent’anni i negoziati per i Paesi poveri più indebitati sono stati guidati dal Rapporto Craxi) sono stati, oltre all’Ocse e al Fmi, i tedeschi. Pare che a Palazzo Chigi, alla Farnesina e a via Venti Settembre nessuno se ne ricordasse. La prossima volta Tsipras saprà chi abbracciare.

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