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BANCHE & POLITICA/ Azzi: "Bcc autonome con un'autoriforma in 7 punti"

Pubblicazione:martedì 17 febbraio 2015

Alessandro Azzi (Infophoto) Alessandro Azzi (Infophoto)

Di fatto - ha puntualizzato Azzi - limitare in via quantitativa l’adozione di una forma giuridica potrebbe avere l’effetto di marginalizzare le imprese che adottano tale forma giuridica consentendone una crescita solo fino a una certa soglia. Più in generale,  "il rafforzamento del sistema bancario italiano nel suo complesso non può essere affidato esclusivamente all’adozione di un solo modello societario per esercitare l’attività bancaria; ma il legislatore trovi soluzioni che siano in grado di garantire questa fondamentale esigenza con l’altrettanto fondamentale esigenza di salvaguardare la libertà dei soggetti che svolgono attività di impresa di adottare la forma giuridica che ritengono più confacente al raggiungimento dei loro scopi e conferme con la tutela accordata dalla Costituzione alla libertà d’impresa e alla cooperazione".

Negli ultimissimi giorni è stata comunque la Vigilanza della Banca d'Italia a estendere il pressing riformista direttamente alle Bcc: chiedendo loro di accelerare processi di integrazione anche al fine di favorire l'afflusso al sistema di capitali esterni. Per Azzi è stato dunque irrinunciabile rispondere sul punto: anzitutto respingendo alcune polemiche trasversali a opinione pubblica e sistema politico sul ruolo delle Bce nel "credit crunch". "Lo stock di impieghi erogati dalle Bcc a residenti è infatti cresciuto più della media dell’industria bancaria nei settori di vocazione, piccole e medie imprese, istituzioni non profit. Le quote di mercato delle Bcc sono così aumentate nel periodo più duro della crisi anche in settori, come quello delle Pmi, in cui già registravano quote di mercato molto elevate".

Secondo: "Per quanto riguarda la rischiosità del credito la coerenza delle Bcc con la propria missione ha anche comportato un costo in termini di riduzione dei ricavi e aumento delle partite deteriorate con qualche caso di difficoltà di singoli istituti, sempre risolto all’interno della categoria e senza costi per la collettività. Per il Credito Cooperativo è opportuno inoltre sottolineare che, se si scompone la rischiosità del credito per settore di appartenenza della clientela, si nota che le Bcc mostrano un profilo di rischio più contenuto della media dell’industria bancaria soprattutto nei settori in cui le quote di mercato sono più alte. Terzo: le Bcc italiane - che contano su 1,12 milioni di soci (un italiano ogni 60) - hanno mantenuto un solido profilo patrimoniale anche durante la crisi: il coefficiente di capitale regolamentare si è attestato in media sopra al 15 per cento (rispetto al valore minimo richiesto dalla normativa dell’8 per cento). In particolare, il Tier 1 ha superato in media il 14 per cento rispetto alla media dell’industria bancaria che si è attestata all’11 per cento.


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COMMENTI
17/02/2015 - commento (francesco taddei)

bisogna smettere di finanziare la ricapitalizzazione con i soldi dei cittadini. (vedi mps-imu) le banche una volta messe in vendita troveranno nuovi capitali per finanziarsi e avranno tutto l'interesse a finanziare aziende sane. e quelle in difficoltà si fonderanno per aiutarsi.