BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Dagli Usa al Giappone, i numeri che "contraddicono" la ripresa

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Partiamo dalla prima realtà. Ieri infatti sono usciti i dati sulla crescita relativi al quarto trimestre del 2014 e nonostante il Paese sia ufficialmente uscito dalla recessione, la realtà si è rivelata molto più debole e ridimensionata di quanto ci si aspettasse visto che la crescita del Pil reale è risultata negativa per il terzo trimestre di fila, come ci dimostra il primo grafico a fondo pagina. Il Pil è cresciuto a un tasso annuo del 2,2%, grazie a un recupero dell'export, ma il dato atteso era del 3,7%, mentre trimestre-su-trimestre la crescita è stata dello 0,6% contro lo 0,9% atteso. E per l'anno 2014 sapete di quanto è stata la crescita giapponese, a fronte di un diluvio di soldi senza precedenti: addirittura dello 0,04%. E come ha reagito il mercato? In onore al motto "bad news is good news" - ovvero più vanno male le cose, più la BoJ stampa -, l'indice Nikkei ha chiuso ai massimi da otto anni a questa parte a quota 18004 punti: il mondo e il mercato dei pianificatori centrali funziona così! Basti dire che la spesa per investimento è cresciuta solo dello 0,1%, dopo due trimestri di calo, contro le attese di un +1%. Ma come ci dimostra il secondo grafico, nonostante la sempre maggiore fornitura di denaro e gli acquisti senza precedenti, anche il mercato azionario comincia ad arrancare rispetto al primo ciclo di Abenomics. 

Cosa farà quindi la BoJ, la quale lo scorso ottobre stupì tutti espandendo la base monetaria nipponica di 80 triliardi di yen (circa 680 miliardi di dollari) ogni anno? Cambierà strategia, ammettendo il proprio fallimento e mettendo a rischio la tenuta del sistema finanziario e dell'economia globale o andrà avanti imperterrita nella sua azione distruttrice di qualsiasi fondamentale? Ovviamente il mercato tifa per andare avanti e il motivo sta tutto nell'ultimo grafico proposto. E che si andrà avanti ce lo ha implicitamente confermato il governo nipponico due settimane fa, quando ha nominato membro proprio del Consiglio direttivo della BoJ, Yutaka Harada, un economista che nel 2013 ha pubblicato un libro dal titolo "Reflationary policy revives Japan's economy" e che quando ricopriva il ruolo di direttore dell'Istituto di ricerche politiche del ministero delle Finanze sintetizzò così la lotta alla deflazione: «Dobbiamo solo stampare più soldi». Di più, intervistato da Bloomberg, Harada affermò senza timore di smentita che «se la BoJ compra tutti i bond dal mercato del debito giapponese, questo creerà inflazione senza dubbio. È semplice. Per battere la deflazione la BoJ deve continuare a comprare fino a quando l'inflazione non avrà raggiunto il 2-3%. L'assenza di politica monetaria reale ha contribuito a due decenni di stagnazione». La realtà odierna ha non solo smentito ma addirittura ridicolizzato queste castronerie keynesiane, ma il governo ci crede e Harada potrà ribadirle addirittura da membro del Consiglio direttivo della Banca centrale! 

D'altronde, poi, come non fidarsi di un Paese che vede il proprio ministro delle Finanze, Akira Amari, pronunciarsi in questi termini: «Il deflattore mostra condizioni favorevoli per uscire dalla deflazione e le dinamiche di lavoro e reddito potrebbero continuare a migliorare. Spero in un aumento dei salari quest'anno, inoltre le condizioni per una inversione a u dell'economia si stanno formando». Capito, si stanno formando, basta aspettare: ma quanto? Mesi? Anni? Forse non c'è tutto questo tempo, visto che la nuova crisi finanziaria è già alle porte e impatterà contro un mondo le cui condizioni macro sono molto peggiori di quelle del 2008. 

Non ci credete? Vi lascio con un ultimo dato, oltre a quelli che vi ho fornito nelle ultime settimane: il Baltic Dry Index al minimo record, a quota 522, sta cominciando a mietere le prime vittime reali. Venerdì scorso, infatti, la Hyundai Heavy Industries, società sudcoreana che è leader al mondo nella cantieristica navale, ha comunicato che nel 2014 è incorsa in una perdita operativa per 3,25 triliardi di won, circa 2,96 miliardi di dollari: solo nel 2013 aveva presentato un profitto di 802 miliardi di won. Il concetto del mal-investment al suo meglio.

 

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.