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Economia e Finanza

SPILLO/ Mps, Popolari, Draghi: se Geronzi parla da oracolo

Cesare Geronzi (Infophoto)Cesare Geronzi (Infophoto)

Quindi: il Montepaschi andava anzitutto difeso da se stesso, lascia intendere Geronzi, che a Capitalia, fra innumerevoli dossier politico-finanziari, curò anche la ristrutturazione del debito del Pci. Rocca Salimbeni andava maneggiata con le vecchie maniere dei banchieri centrali già ai tempi dell'acquisizione di AntonVeneta; e poi - evidentemente - anche dopo il dissesto: senza avventure "di mercato" come quella tentate (senza reale successo) da Alessandro Profumo, che Geronzi ha sempre considerato il suo vero opposto.

Anche sulle Popolari la bocciatura del decreto Renzi è dura, netta, "nel metodo e nel merito". Manca "un disegno": quello che - giusto o sbagliato - hanno avuto i grandi vecchi (Fazio, Geronzi, Bazoli, Enrico Salza a Torino oltre ai capi delle Fondazioni-chiave come Giuseppe Guzzetti, Paolo Biasi, Fabrizio Palenzona; non ultimi i leader della Popolare di Verona Giorgio Zanotto e quello di AntonVeneta, Silvano Pontello). Un disegno che - fra mille stop-and-go, fra conflitti e sbandate - ha portato alla nascita di Intesa Sanpaolo e UniCredit e cui è stato invece impedito di dare un futuro a Mediobanca e Generali e quindi a Telecom e anche a Rcs.

"Coerenza è una parola complessa, caro direttore" disse anni fa Geronzi in un'intervista a Ferruccio de Bortoli, allora direttore de Il Sole 24 Ore in procinto di tornare a Il Corriere della Sera. Nelle prossime settimane in gioco ci sarà la "coerenza" del premier Matteo Renzi e del governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco nel realizzare l'apparente destrutturazione del sistema bancario italiano, apparentemente ispirata a Francoforte. Apparentemente destinata a rilanciare l'austerity competitiva imposta quattro anni fa all'Italia dalla "core Europe".

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